JOY DIVISION

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JOY DIVISION

I Joy Division, nonostante siano esistiti come band, solo pochi anni, sono uno dei gruppi più importanti e significativi per la nascita e lo sviluppo sia del genere dark, che di quello no wave.

joy_03“Unknown Pleasures”, il primo album, fu pubblicato nel 1979, quando il punk era già divampato in tutto il suo flagore nichilista e distruttivo. Erano tempi nei quali, per la prima volta, i ragazzi avevano compreso che non bisognava esserejoy_09 necessariamente dei virtuosi per mettere su la propria band ed esprimere le proprie idee. La società inglese, così tradizionale e perbenista, era stata profondamente colpita dal movimento punk, la cui influenza si fece sentire anche su tre ragazzi di Manchester – Hook, Summer e Morris – che dopo aver assistito ad un concerto dei Sex Pistols, decisero di fondare la propria band. Fu allora che la strada di quei tre ragazzi si intrecciò con quella di Ian Curtis. Passata l’onda distruttiva del punk, tutto ciò che restava sotto la cenere, in quei giorni a cavallo tra  gli anni settanta ed ottanta, erano la mancanza assoluta di riferimenti ed un immenso senso di impotenza dinanzi al futuro. Queste ombre si agitano, sin dal principio, nella musica e nei testi dei Joy Division.  Il destino s’è rivelato e l’ho lasciato scivolare via, canta Ian Curtis in “Twenty Four Hours”, la splendida ed oscura canzone presente nel secondo album “Closer” (1980).

Ian canta la sua inquietudine, le sue difficoltà, la sua incapacità a sentirsi integrato nella società, a joy_08condividere gli stessi piaceri e gli stessi stimoli che caratterizzano la vita delle persone ritenute normali. Egli sente di allontanarsi, ogni giorno di più, dal mondo reale che, ai suoi occhi, diviene sempre più frenetico ed irraggiungibile. Le sue difficoltà di comunicazione coinvolgono anche il rapporto conjoy_10 la giovane moglie e la figlioletta, mentre, nel frattempo, il malessere fisico finisce per intrecciarsi sempre più con il rimorso per aver tradito quell’amore innocente. Tutto questo veleno spinge Ian a rifugiarsi in sé stesso, in una dimensione di atroce insensibilità, nella quale, però, il suo spirito continua a cercare, invano, la vicinanza delle joy_06persone, la luce dell’amore. Quando finirà? Quando finirà questa dolorosa e rapida discesa nei meandri più bui ed angosciosi della propria anima?

La musica dei Joy Division riesce a coniugare la rabbia, la sfrontatezza e la crudezza del punk, il suo spirito ribelle ed anticonformista con un mondo oscuro, misterioso e sepolcrale, dove a farla da padrone sono le ombre, i timori e gli echi provenienti dai luoghi più fragili del nostro spirito. Un basso claustrofobico, una batteriajoy_04 pulsante, una chitarra tagliente, le armonie ipnotiche e melanconiche dei sintetizzatori, sulle quali si innalza la voce addolorata Ian, rendono la musica dei Joy Division un incubo ad occhi aperti. L’energia e l’intensità del punk vengono trasformate in qualcosa di più dilatato, introspettivo, cupo e spigoloso, mentre i testi divengono sempre più tenebrosi. Il mondo diventa un posto pericoloso per i più deboli, un luogo di sangue ed orrore, mentre i nostri incubi (le brutte esperienze dell’infanzia, tutte le occasioni sprecate, la paura della fine) diventano sempre più forti e capaci di condizionare la nostra stessa esistenza. L’ansia e la paranoia non sono più delle sensazioni, ma assumono consistenza e corposità, si stringono e vogliono toglierti l’aria, vogliono portarti via la vita.

Love will tear us a part.

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By | 2017-08-01T20:30:52+00:00 ottobre 7th, 2016|CENTRIdiGRAVITA'|0 Comments

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