RISE AND FALL OF ACADEMIC DRIFTING, Giardini Di Mirò

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RISE AND FALL OF ACADEMIC DRIFTING, Giardini Di Mirò

Il primo disco dei Giardini Di Mirò venne pubblicato ben 15 anni fa, nel 2001. Per festeggiare l’anniversario di questo album fondamentale per la musica indipendente italiana, la “42 Records” l’ha ripubblicato, anche in vinile doppio, e la band ha intrapreso un tour celebrativo, nel quale questo lavoro verrà interamente proposto dal vivo.

giardini-di-miro-smav-rosy-dennetta-3I suggestivi scatti che accompagnano questo articolo e la relativa galleria sono, infatti, riferiti alla data del tour tenutasi allo SMAV di Santa Maria a Vico (CE), venerdì 14 Ottobre, e ci sono stati gentilmente concessi da Rosy Dennetta, apprezzata fotografa, che vanta numerosi reportage di svariati artisti della scena musicale indipendente italiana (->vai alla galleria delle immagini del concerto).

Nonostante il tempo trascorso, il fascino di questo album (le prime 200 copie delle 500 prodotte saranno in vinile arancione), restagiardini-di-miro-smav-rosy-dennetta-11 inalterato. Inoltre, la band, mettendo a frutto l’esperienza accumulata in questi anni, ripropone le canzoni del disco, quasi tutte strumentali, in una nuova e suggestiva veste. Le note più leggere si amalgamano alla perfezione con le distorsioni delle chitarre; le parti più lente e quelle più veloci si fondono alla perfezione; il violino, quando entra in gioco, si contraddistingue per la sua delicatezza ed i suoi suoni malinconici.

Un disco che si lascia ascoltare con facilità ed ogni volta è in grado di arricchire l’ascoltatore, di amplificare le sue emozioni, di risultare sempre imprevedibile, singolare ed intenso. I Giardini Di Mirò sono in grado, oggi, di incorporare nel loro sound svariati elementi provenienti da altri generi ed giardini-di-miro-smav-rosy-dennetta-16esperienze musicali, senza che ciò alteri né l’armonia delle loro sonorità originarie, né risulti come una mera e caotica accozzaglia di componenti di diversa natura. Il concerto diventa un vero e proprio viaggio sperimentale e fa leva su esperienze provenienti dalla musica ambient e dal jazz, dall’elettronica e dal rock psichedelico. Tutto ciò da vita a delle trame sonore che non sono mai pesanti o fuori contesto e che riescono a tenere sempre alta l’attenzione del pubblico, anche quello meno avvezzo a brani di chiara matrice post rock, nonostante si tratti di composizioni lunghe e ben strutturate, al di fuori dei classici schemi basati su assoli e ritornelli.

giardini-di-miro-smav-rosy-dennetta-32La melodia brutale di “A New Start (For Swinging Shoes)”, la cruda melanconia di “Pet Life Silver”, l’intensa elettricità di “Trompso Is OK”, rappresentano un inizio bruciante e coinvolgente, che, ovviamente, dal vivo, raggiunge picchi di dolcezza e cattiveria unici, note in grado di catturare gli ascoltatori, con la loro armonia e la loro leggerezza e spingerli poi, un attimo dopo, a confrontarsi con il lato più oscuro e dannato del loro inconscio, che vienegiardini-di-miro-smav-rosy-dennetta-24 risvegliato dalle distorsioni elettriche, dai reverberi e dalla drammaticità delle sonorità proposte. Un inizio epico che si dilata, in maniera naturale, verso due brani più caldi e d’atmosfera, “Pearl Harbor” e “Little Victories”, per poi giungere all’intensa e maniacale “Penguin Serenade”, un brano che rappresenta l’incontro perfetto tra il passato ed il futuro. Una canzone che sa guardare ai Mogwai, a Brian Eno o ancora più indietro ai Kraftwerk, ma che, allo stesso tempo, rappresenta la strada che verrà, una strada che parte dalle periferie di provincia nascoste dalla nebbia, dagli angoli più fragili e celati della nostra personalità, per condurci alla scoperta di paesaggi sonori capaci di connettersi alla perfezione con la nostra anima, col nostro desiderio di evasione da quelli che sono gli schemi, meramente materiali, imposti da questa società del consumo e delle apparenze. C’è una forte spinta emotiva, si respira nell’aria, c’è il bisogno di tagliare i ponti, di contravvenire alle regole, di spezzare per sempre quelle catene formali che ci impediscono di esprimerci e di vivere per quello che siamo.

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By | 2017-08-01T20:29:36+00:00 ottobre 18th, 2016|MUSICA|0 Comments

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