A SIMPLE PRESENT, Milo Scaglioni

//A SIMPLE PRESENT, Milo Scaglioni

A SIMPLE PRESENT, Milo Scaglioni

È inutile negare che la maggior parte di noi, spesso, delusa dal tempo presente, si rifugia nei ricordi del proprio passato ed, in parte, nei progetti e nelle aspettative per il futuro. Ignoriamo, a volte volutamente, a mil_08volte senza nemmeno rendercene conto, il presente, ma, in realtà, il presente è l’unica dimensione reale nella quale possiamo darci da fare, possiamo dare un senso alle nostre azioni, possiamo oltrepassare tutti i limiti e le paure, che ci impediscono di goderci la vita.

Noi non ci atteniamo mai al presente, sosteneva Blaise Pascal, noi cimil_01 ostiniamo a bloccare il passato o desideriamo anticipare inutilmente il futuro, restando così in una landa desolata nella quale siamo ostaggio della disperazione. La stessa disperazione narrata nel primo brano del disco, “Sea Of Misery”, una disperazione che ci fa restare impantanati nei dubbi e nei rimorsi, facendoci affogare. “Simple Present”, con le sue melodie semplici e lineari, con la sua leggerezza psichedelica e bucolica, è un invito a vivere il proprio tempo presente, a non nascondersi ed a cercare, con serenità, godendosi ogni imprevisto, la propria strada. Altrimenti si rischia di perdersi per sempre e non riuscire neppure più a riconoscere sé stessi (“Baffled Mirror”).

Musicalmente i brani dell’album guardano alle sonorità inglesi ed americane degli anni sessanta e settanta, ma senza cadere nella più banale delle nostalgie e senza nemmeno ridursi ad una mera mil_09riproposizione di suoni appartenenti ad epoche ed artisti passati. La bravura di Milo è saper coniugare le sonorità più folk del rock progressivo inglese con un il suo approccio alla vita, quello di un viaggiatore desideroso di scoprire il mondo (“Place Your Bet”). Nelle sue note c’è l’inquietudine di Syd Barrett, le armonie dei primi Beatles, il loro incedere delicato, ma deciso.

Da un lato ci sono le città inglesi, con il loro appeal, il loro cielo grigio, i loro paesaggi che strizzano l’occhio alle sonorità più dark dei Joy Division, introspettive e minimaliste, dall’altro c’è la Bassa Padana, con la sua operosità, il suo mondo contadino, i suoi corsi mil_03d’acqua ed il suo incedere lento, che si contrappone alla frenesia che pervade questo mondo post-industriale. Ed in mezzo c’è questo disco, il racconto di una partenza ed un ritorno, il suomil_06 romanticismo, il suo sapersi porre come alternativa alla depressione dello stile di vita capitalista. La sua forza è nell’essere chiaro, è un album che non stanca, si lascia ascoltare più volte ed ogni volta è in grado di suscitare nuove emozioni nell’ascoltatore, invitandoci ad essere noi stessi, solo questa può essere la nostra unica via d’uscita (“Black Dog n°7”).

“Simple Present” è un album di ampio respiro, che non ama le preclusioni, che non disdegna passaggi pop o country, che riesce ad essere, allo stesso tempo, antico e moderno. Un lavoro energico senza frenesia che ha la forza di far apparire anche i mostri più spaventosi, come qualcosa di superabile e legato, comunque, alla maturazione umana e artistica di un uomo coraggioso, che ha saputo cogliere quanto di più bello ci può offrire la vita e la musica, senza fissarsi con le etichette, i luoghi geografici o l’inesorabilità del tempo.

mil_07

 

By | 2017-08-01T20:28:30+00:00 ottobre 22nd, 2016|MUSICA|0 Comments

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