WISH YOU WERE HERE, Pink Floyd

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WISH YOU WERE HERE, Pink Floyd

wish_04Wish You Were Here, il secondo concept album dei Pink Floyd, venne alla luce in periodo di grande disordine: la band aveva raggiunto un incredibile successo commerciale con l’album precedente (The Dark Side Of The Moon) e ciò sembrava aver appesantito sia i rapporti interni, che, soprattutto, quelli con il mondo esterno, con la stampa, con gli addetti aiwish_07 lavori ed i mass-media in generale. Il tema fondamentale, sul quale è sviluppato questo lavoro, è quello dell’assenza e quindi risulta spontaneo, anche se ciò è troppo riduttivo, ricondurre il tutto al grande assente: Syd Barrett. Sembra quasi che i Pink Floyd, una volta raggiunto l’agognato successo ed il riconoscimento mondiale, ne vengano travolti, ne restino sconvolti ed anelino, in un certo senso, ad un ritorno alle origini, alla purezza, all’ingenuità ed alla spontaneità di Syd.

A contribuire all’area di melanconia ed abbandono, ci fu anche il famoso avvenimento, occorso nel Giugno del 1975 quando, mentre stavano per ultimare i missaggi del disco, un uomo strano si presentò nello studio di registrazione. Era un uomo calvo e grasso. All’inizio nessuno lo riconobbe, ma poi, con grande stupore, si accorsero che quell’uomo era Syd Barrett. “Shine On You Crazy Diamond”, il brano, diviso in due parti, che apre e chiude il disco, inizia con quello che può essere considerato un omaggio al vecchio amico, il diamante pazzo, martire e leggenda allo stesso tempo; il pifferaio, la cui sensibilità l’ha spinto troppo presto sul lato oscuro della luna e l’ha esposto, senza opportune difese, alle ombre della notte, decretando così la sua fine prematura, ma allo stesso tempo l’inizio della sua leggenda.

wish_16La canzone successiva, “Welcome To The Machine”, è una critica aperta all’industria musicale, definita, appunto, macchina. Una macchina perversa che, ormai, ha accantonato, definitivamente, ogni finalità artistica e di valorizzazione dei lavori proposti, ma è interessata solo al raggiungimento di un guadagno facile, diretto ed immediato. Non c’è più alcuna emozione in tutto questo, ogni cosa deve avere necessariamente un ritorno economico. La critica continua anche nel brano successivo, “Have A Cigar”, dove si assiste al dialogo surreale tra un produttore discografico ed una band alle prime armi, ignara del fatto che sta per essere fagocitata e spezzettata dalwish_14 sadico mondo dello show business. Le parole di Roger sono colme di astio e veleno, vogliono mettere in evidenza tutta l’ipocrisia, l’insensibilità e l’avidità ed, allo stesso tempo, la completa ignoranza musicale dei così detti addetti del settore. “Per inciso, chi di voi è Pink?”, domanda uno stupido e completamente impreparato discografico alla band, ritenendo che uno dei ragazzi, magari il cantante o il chitarrista, quello più alla moda, debba necessariamente chiamarsi Pink, visto che il nome del gruppo è Pink Floyd. Il dramma vero è che tutto quello che viene raccontato in questo brano non è inventato, non si tratta dei deliri paranoici e delle astruse fantasie di un bassista, divorato dai sensi di colpa, una volta raggiunta la fama mondiale e l’agiatezza economica, per aver abbandonato un caro amico lungo il cammino, ma è la descrizione, in musica e in versi, di un episodio realmente accaduto, quando la band muoveva i suoi primi passi nel mondo dello wish_03spettacolo.

Una radio disturbata ed un discorso senza senso tra un uomo ed una donna aprono al brano successivo, “Wish You Were Here”, la cui introduzione, appunto, arriva anch’essa attraverso la radio. La canzone è incentrata sull’assenza e sulla solitudine, ma a differenza di “Shine On You Crazy Diamond”, intrinsecamente connessa a Syd, alla sua storia personale ed al cammino compiuto della band, qui ilwish_15 tema dell’assenza è trattato in modo più ampio e generale. Allo stesso tempo è presente anche una disamina critica del modo di fare di quelle persone, come lo stesso Roger, che sono, a volte, troppo sicure di sé, tanto da convincersi di poter discernere facilmente tra ciò che è bene e ciò che è male, tra il paradiso e l’inferno. Per vincere questa battaglia che è la vita e non ritrovarsi chiuso una gabbia, c’è assolutamente bisogno del sostegno e del contatto dell’altro, dell’amico, del partner, del collega, del fratello, perché, noi non siamo altro che fragili ed indifese anime solitarie, rinchiuse in una boccia per pesci, nuotiamo, affannandoci, indebolendoci, consumandoci sempre più, anno dopo anno, per ritrovarci, alla fine, a provare sempre le solite ansie, i soliti dubbi, le solite paure.

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By | 2018-02-04T16:26:56+00:00 ottobre 24th, 2016|PINK FLOYD|0 Comments

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