THE STAGE, Avenged Sevenfold

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THE STAGE, Avenged Sevenfold

Com’è fatta la folla che scruta attraverso la gabbia, mentre noi ci esibiamo qui sul palcoscenico? Gli Avenged Sevenfold tornano con un lavoro – il settimo – in cui è evidente, sin dal brano iniziale che da il a7x_06titolo al disco, l’obbiettivo di scuotere le menti degli ascoltatori e di descrivere questo gigantesco palcoscenico, che è l’intero universo, per quello che è, senza accontentarsi delle bugie chea7x_02 continuano a somministrarci con la loro voce confortevole e suadente. Svegliatevi ragazzi, è questa l’esortazione di fondo, svegliatevi, prima che le scimmie che camminano ci facciano ritrovare nel bel mezzo d’una guerra nucleare. L’obbiettivo è quello di mettere in guardia le persone comuni dai facili a7x_04fanatismi, da tutti quelli che hanno la pretesa e l’arroganza di imporre le proprie convinzioni come verità inconfutabili.

“The Stage” è un lavoro complesso, ben strutturato, maestoso, ricco di contaminazioni progressive metal e psichedeliche, che inizia col guardare al futuro dell’uomo e dell’universo intero, alle stelle ed ai pianeti, al ruolo della tecnologia nella società moderna, alle intelligenze artificiali, ma poi finisce con l’indagare diversi aspetti, sia etici, che filosofici, dell’esistenza stessa: la religione, ila7x_01 desiderio di potere, il controllo delle masse, il rapporto tra il creatore e le proprie creature, la politica, il confine esistente tra il mondo reale e quello artificiale, l’essenza della vita. Chi a7x_05muove i fili? Ciò che sentiamo in noi è la voce della nostra coscienza o siamo sempre stati semplicemente ingannati? Cos’è la verità?

All’approccio progressive iniziale seguono “Paradigm” e “Sunny Disposition”, brani molto più ritmati, caratterizzati da veloci cambi di tempo, nonché la torbida, spigolosa e cattiva “God Damn”; queste canzoni, nelle quali la band continua con le sue esortazioni ad aprire gli occhi e non lasciarsi ingannare dalle facili apparenze, suonano come un continuo invito ad oltrepassare la linea di demarcazione che ci è stata imposta e ad impadronirci nuovamente di questo pianeta che sta velocemente morendo, perché le persone, incapaci a sceglierea7x_07 liberamente, imprigionate in un mondo di bugie, si accontentano di seguire un pifferaio maledetto che le porterà, inesorabilmente, verso il loro ultimo giorno di vita.

“Angels” è una ballata eterea e sognante che, assieme a “Roman Sky”, costituisce la parte più melodica ed armoniosa del disco. Si tratta di due brani più personali ed introspettivi, pervasi dalla malinconia per ciò che è stato, per le parole che abbiamo erroneamente scordato e per quelle che, purtroppo, non si sono mai soffermate sulle nostre labbra. Ora, sembra quasi, che più ci affanniamo, più corriamo, più ci sforziamo di mettere a posto le cose, più la nostra fine diventa inevitabile ed incombente. Quando facciamo del male alla verità, in realtà, a7x_10stiamo uccidendo noi stessi. È questa la nostra condanna e la catena che bisogna assolutamente spezzare.

“Non credo che sia possibile che un uomo migliore riceva danno da uno peggiore”, così si rivolse Socrate agli Ateniesi che si accingevano a condannarlo ingiustamente.

Tecnicamente il nuovo batterista Brooks Wackerman, proveniente dai Bad Religion, ha trasmesso maggiore dinamismo e vivacità al sound, che ha saputo, comunque, fondere elementi trash del proprio passato con sonorità, come quelle progressive, poco o per nulla utilizzate nei lavori precedenti. Il disco dia7x_12 chiude con un lungo brano, “Exist”, dalla durata di quasi sedici minuti, che è una profonda ed intensa divagazione sul senso dell’esistenza, sullo scorrere del tempo, sul destino stesso del cosmo. Il tempo è un processo inevitabile, nessuno potrà salvarci dal nostro domani, ma nonostante il buio che ci troviamo davanti, il nostro compito è quello di andare oltre, di compiere un passo in più, rispetto a quelli che ci hanno preceduto nel viaggio. Siamo dei naviganti che, come Ulisse, si muovono verso l’ignoto. Le ultime parole dell’album vengono pronunciate da Neil deGrasse Tyson, noto astrofisico americano, che ha sempre sostenuto la necessità da parte dell’uomo di non reputarsi né al di sopra, né al di sotto degli elementi che costituiscono l’universo, ma semplicemente parte di esso.

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By | 2017-08-01T20:23:24+00:00 novembre 8th, 2016|MUSICA|0 Comments

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