FORZE ELASTICHE, Fabio Cinti

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FORZE ELASTICHE, Fabio Cinti

Il nuovo lavoro di Fabio Cinti nasce dal bisogno di voler indagare sulle motivazioni che spingono l’uomo moderno a scegliere una strada piuttosto che un’altra o che lo spingono, spesso, a tornare sui propri passi e sulle proprie scelte. Su questi processi intervengono sia fattori interni, che fattori esterni: i propri affetti familiari, l’amore, la fe_01passione, il desiderio di evasione, il bisogno di libertà, i propri sogni ed i propri ricordi. È un discorso molto complesso che, di conseguenza, non può che svilupparsi attraverso ben venti tracce, tra canzoni ed intermezzi musicali, servendosi inoltre di svariate e preziose collaborazioni artistiche.

Le forze elastiche permeano la nostra realtà e la materia che ci circonda; non sono un qualcosa di indefinito, che ognuno di noife_07 percepisce in modo differente, a seconda della propria sensibilità e fantasia, ma sono un qualcosa di concreto, riscontrabile, visibile. Quanto più ci allontaniamo dal punto di partenza, tanto più la loro intensità diviene grande e tende a riportarci nuovamente all’inizio: allontanarsi, per poi ritornare indietro, è questo il nostro destino? O dobbiamo spingerci così lontano da oltrepassare per sempre il punto di rottura?

È difficile definire puntualmente il ruolo del singolo individuo nella società moderna, le variabili sono innumerevoli, i punti fermi vengono uno, ad uno, spazzati via dal vento della modernità: non esistono più le ideologie contrapposte, non esistono più i partiti politici, la tecnologia fagocita continuamente sé stessa, non esistono più le certezze, ma tutto appare fluido, temporaneo e precario. In questo contesto così dinamico, ma allo stesso tempo così instabile, siamo portati a spostarci e muoverci in tutte le direzioni possibili ed fe_04immaginabili, siamo spinti a sforzarci di oltrepassare limiti e barriere, siamo costretti a cercare strade mai battute prima. In questo contesto di imprevedibilità, caos e follia, le forze elastiche appaiono uno dei pochi elementi sicuri, una delle poche forme di resistenza al disordine insito in questo mondo globalizzato e nelle nostre singolari, minuscole, uniche e tormentate esistenze.

Il disco inizia a Milano, con un pop frenetico e personale, che strizza l’occhio alle sonorità new wave degli anni ottanta (“Io Milano Di Te”). “Mondo In Vetrina” esprime la voglia di andare oltre i soliti luoghi comuni e le statiche banalità esposte in bella mostra di sé. Il suo approccio più elettronico e sperimentale è un invito ad oltrepassare i propri limiti, fregandosene delle regole distorte con le quali intendono condizionarci.

La successiva “La Gente Che Mente”, invece, suona come un ripensamento malinconico, non c’è più frenesia, i contorni sembrano farsife_06 più sfumati e solo il pianoforte sembra capace di opporsi all’inesorabilità del Tempo, che apre le porte al brano seguente: “Perturbamento”, una canzone inquieta e turbolenta, che esprime tutte le difficoltà e le tensioni che si provano nel tentare di realizzarsi in questo mondo moderno. Sembra quasi che la società goda nel vederti fallire, sembra che ogni legge, ogni regola, ogni cosa venga fatta in modo da convincerti a lasciar perdere; tanto, prima o poi, il tuo bel castello di carte verrà spazzato via in un attimo quando meno te l’aspetti.

È un mondo che fa schifo questo mondo basato sulle pubblicità, sul finto buonismo, sul politicamente corretto e su un crogiuolo di stupidità, cattiva fede ed ipocrisia (“Che Cosa Hai Fatto Per Meritarti Questo”). Con “L’Isola” fe_03viene fuori tutta la spiritualità di questo lavoro, è una canzone intima e sognante, una piccola e rasserenante isola di poesia e melodia, che si congeda con le parole del grande Mastroianni, per poi lasciare spazio alla chitarra acustica di “Come Bennet” ed alla sua fulgente ironia. “Wait For The Winter” è una ballata folk, mentre “Il Lamento di Peter Parker”, con i suoi synth ed il suo approccio surreale, è una riflessione sulla vita e sul senso del cambiamento. Il disco si chiude con un omaggio a Peter Gabriel, il pianoforte ed il violoncello celebrano la sua stupenda “Biko”.

Un disco complesso nelle tematiche affrontate, ma che risulta essere leggero ed interessante all’ascolto e grazie ai suoi cambi di ritmo, alle diverse sonorità esplorate, dal pop al folk, dalla new wave più vintage all’elettronica, riesce a non essere mai scontato e ripetitivo. Tutto suona come un’esortazione affinché le persone comuni vincano questo pessimismo di fondo e ritornino a sorridere: è ora di farla finita per sempre con questi dogmi costruiti attorno alla tristezza.

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By | 2017-08-01T20:22:46+00:00 novembre 11th, 2016|MUSICA|0 Comments

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