THE FINAL CUT, Pink Floyd

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THE FINAL CUT, Pink Floyd

Questa sera ci sono due soli al tramonto: a quello naturale, portatore di vita su questo minuscolo ed insignificante pianeta, se n’è affiancato un altro. Un sole inquietante, artificiale, ccut_04reato dalla follia, dalla prepotenza e dall’arroganza dell’Uomo, sempre desideroso di controllare ed assoggettare i propri simili. È un sole portatore di morte: il viaggiatore, l’uomo comune, li guarda entrambi, dallo specchietto retrovisore della sua auto, e rivive, in un attimo, tutte le esperienze, positive e negative, che hanno caratterizzato la sua esistenza. Ma è solo un attimo, poi la paura passa e non resta più nulla.

The Final Cut, il taglio finale, composto interamente da Roger Waters e suonato dai Pink Floyd, proprio a segnare l’ormai insanabilecut_05 frattura tra il bassista ed il resto della band, è incentrato sul tema della guerra, sulla sua inutilità, sulle sue vittime e sulla disperazione che essa causa a chi rimane: ai figli, alle madri ed alle mogli. L’album fu ispirato dalla guerra delle isole Falkland/Malvinas tra l’Argentina ed il Regno Unito ed è un duro attacco alla politica aggressiva e socialmente distruttiva, perseguita dal governo di Margareth Tatcher, sia all’interno, che all’esterno, del paese.

Il disco è dedicato a Eric Fletcher Waters, il padre di Roger, morto durante lo sbarco alleato ad Anzio ed è quindi permeato da grande malinconia ed allo stesso tempo impotenza dell’uomo comune nei confronti di tutti i despoti che controllano le nazioni del mondo. Assassini, incuranti di quelle che sono le esigenze e le necessità delle persone normali, desiderosi soltanto di combattere le loro cut_01guerre, come se si trattasse semplicemente di un gioco. Tutto è pesato e tradotto in guadagno, denaro, ricchezza e potere, non esistono i sentimenti. Ed anche una guerra, se porterà un aumento della produzione, se farà funzionare le fabbriche di armamenti, se porterà soldi, se sarà conveniente alle lobby di potere, è ritenuta auspicabile e conveniente. Non importa se ciò significa morte di persone innocenti, distruzione di famiglie. Siamo tutti sacrificabili, siamo tutti carne da macello per i Maiali che detengono il potere. Ed anche quando la guerra sarà finita, non saranno di certo terminate le sofferenze, ma resteranno per sempre delle ferite aperte e sanguinanti, delle perdite insanabili, un dolore persistente, sia fisico, che morale. Come il dolore di un bambino, un figlio, che cresce senza padre; perché l’Uomo è così folle da scatenare questa violenza insensata?

Perché persone comuni, padri e fratelli, amici e figli, mariti ed amanti, debbono tutti trasformarsi in soldati e partire, per poi, forse, non tornare mai più? Perché quella donna, lì in piedi, sul molo di Southampton, con il fazzoletto tra le dita, il vestito che le aderisce addosso, mettendo in risalto la sua bellezza, il viso bagnato da una pioggia, che non promette nulla di buono, le nocche strette, la pelle candida, i fianchi morbidi, è costretta a salutare i ragazzi che stanno partendo? Perché è costretta a salutare, per l’ultima volta, il suo uomo? Addio a tutti voi ragazzi. Addio Fletcher.

Il nostro comportamento assurdo e violento; la nostra pretesa di superiorità su qualsiasi organismo vivente, la nostra incapacità a percepire la bellezza dei meccanismi e delle forze che governano in armonia l’Universo, il nostro insano ed innaturale desiderio di distruggere, di assoggettare, di impadronirci di ciò che non ci appartiene, il desiderio sfrenato di controllare le masse, di stabilire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, di perseguire e condannare tutti coloro che percepiamo come diversi, semplicemente perché hanno usi, costumi e credenze che non sono le nostre, ebbene, tutto ciò ci condurrà inesorabilmente verso il taglio finale. Non c’è speranza, non c’è salvezza, prima o poi, piccolo mio, lanceranno davvero la bomba.

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By | 2018-02-04T16:23:31+00:00 novembre 14th, 2016|PINK FLOYD|0 Comments

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