THE CLASH, The Clash

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THE CLASH, The Clash

La storia dei Clash inizia nel ’76, all’inizio della breve e folgorante epopea punk; fu Bernie Rhodes, il manager che, in futuro, sarà accusato dallo stesso Strummer di aver causato la distruzione definitiva del gruppo, a far conoscere Joe, Paul e Mick. Bernie era ossessionato da tutto ciò che apparisse folle, caotico ed assurdo; era intenzionato a creare una 1977_02propria band, proprio come l’amato/odiato Malcom McLaren aveva fatto con i Sex Pistols. Fu lui a spingere i ragazzi ad affrontare tematiche di carattere politico e sociale e fu sempre lui che, nel ’77, dopo l’Anarchy Tour, fece firmare ai Clash il loro primo contratto con una major, la CBS, per una cifra pari a 100000 sterline.

Secondo i puristi fu quella firma a segnare la fine del punk; secondo loro, i Clash non avrebbero mai dovuto firmare ed accordarsi con una major discografica, ma avrebbero dovuto percorrere la strada dell’autoproduzione. In realtà, ad onor del vero, i ragazzi, durante tutta la loro carriera,1977_11 furono sempre sensibili all’aspetto economico del proprio lavoro: tennero sempre bassi i biglietti dei loro concerti, sposarono continuamente cause sociali, si accontentarono di royalty minori per mantenere ridotti i prezzi dei loro album.

L’Anarchy Tour poteva essere qualcosa di meraviglioso; vedeva, infatti, le tre migliori band punk dell’epoca – i Sex Pistols, The Damned e The Clash – esibirsi in giro per il paese, ma fu osteggiato dalla politica perbenista, conformista e moralista che controllava ogni aspetto della vita sociale. Il tour ebbe grossi problemi con gli amministratori locali – che rifiutavano frequentemente gli spazi dove potersi esibire – con le forze di polizia – che furono sempre particolarmente aggressive e mal disposte nei confronti dei gruppi punk e dei loro fan – e persino con le case discografiche e gli addetti ai lavori – che furono totalmente incapaci di comprendere la grandezza di quel fenomeno e l’influenza che esso avrebbe avuto sulle generazioni successive.

1977_13I Clash, dopo il tour, riversarono tutta la frustrazione ed il senso di impotenza, accumulati nei confronti di quella società così ottusa ed interessata solo al proprio tornaconto personale, nel brano “Remote Control”, un vero e proprio manifesto sociale. La CBS pubblicò questo brano come singolo, senza interpellare la band e contro il suo volere; ciò rese i Clash ancor più amareggiati e disillusi (“Complete Control” fu, infatti, la loro risposta musicale al torto subito).

Fu da subito chiaro che, a differenza dei Sex Pistols, la risposta dei Clash alle politiche dominanti nella nazione e nel mondo intero non era basata solo1977_07 sulla rabbia, fine a sé stessa, e su un approccio nichilista e distruttivo alla vita. I Clash volevano spingere le classi più deboli e sfruttate ad unirsi tra loro, al di là delle apparenti differenze, in modo da poter rivendicare, con più forza e vigore, i propri diritti. Ci controllano tutti a distanza, dai loro palazzi, e preferiscono dividerci il più possibile, farci credere di essere inutili. A loro non interessano affatto le persone, interessano solo i soldi ed i loro conti in banca, perché con i soldi si garantiscono il potere. Un discorso sempre attuale, quello del legame viscerale tra il potere ed il denaro, valido tanto ai giorni nostri, in piena globalizzazione e de-industrializzazione, quanto nell’Inghilterra del 1977. Se andremo avanti così, il 1977_03declino sarà inevitabile; il nostro Parlamento è formato da uomini boriosi, vecchi e grassi, il cui unico obiettivo è reprimerci e trasformarci tutti in automi ubbidienti. Il controllo a distanza è un controllo totale, non c’è libertà, né personale, né artistica.

Se “Remote Control” è il manifesto sociale dei Clash, “I’m So Bored With The USA” è quello politico. Più che un attacco agli Stati Uniti come nazione, è un attacco alla loro politica imperialista. I Clash si rendono pienamente conto che questo è un nemico troppo grande e difficile da combattere e vincere, ma non esitano a denunciarne le contraddizioni evidenti: innanzitutto l’appoggio politico del dollaro yankee ai tanti dittatori sparsi nel mondo (tema che sarà approfondito soprattutto nei dischi successivi). La band non esita a denunciare l’abuso di droga, in particolare eroina, tra le fila dei soldati americani, nel silenzio generale dei media, che si preoccupano solo di trasmettere programmi che esaltano, a loro volta, un approccio violento, brutale ed1977_05 aggressivo alla vita. L’odio e la guerra (“Hate & War”) sono le uniche cose che sembrano davvero contare, odiamo paesi a migliaia di chilometri di distanza da casa nostra, odiamo le persone che non sono come noi, che hanno un aspetto diverso dal nostro.

Altro brano fondamentale di questo primo album è “White Riot”, la rivolta bianca. Joe e Mick erano completamente diversi tra loro: Mick veniva dalle classi popolari e si mostrò sempre più sensibile all’aspetto puramente economico del loro lavoro, non aveva problemi ad accettare e parlare esplicitamente di denaro; Joe, che, invece, veniva dalle classi benestanti (era figlio d’un diplomatico), mostrò sempre una certa ritrosia verso i soldi, quasi se ne vergognava. Nel ’76 Joe e Paul parteciparono alla rivolta dei neri giamaicani di Notting Hill e questo brano ne è il risultato, si tratta di una 1977_15sorta di incitamento, verso i ragazzi bianchi, a seguire i giovani di colore e battersi per una causa. Questo sistema, infatti, non fa altro che intimorirci ed accrescere in noi la paura, sin dai primi giorni di scuola; noi temiamo la gente ricca perché la gente ricca ha il potere, temiamo le loro leggi, la loro polizia e le loro prigioni. È giunto il momento di decidere se prendere finalmente il controllo o continuare ad accontentarsi dei loro ordini.

L’approccio politico e sociale dei Clash è forte già dal primo album. Da un punto di vista musicale è un album essenzialmente punk, elettrico, grezzo e spigoloso, ma il seme della contaminazione reggae è gi1977_08à presente in “Police & Thieves”. I tecnici della CBS, nel ’77, erano del tutto impreparati a registrare e mixare un album punk, avrebbero rischiato di pulire eccessivamente il suono ed appiattire il tutto; fortunatamente ciò non avvenne, solo grazie a Mick Jones, che seguì le fasi di registrazione e mixaggio, guidando e consigliando i tecnici del suono e permettendo così a quella band da garage, quella band che avrebbe voluto restarsene sempre per strada (“Garageland”), l’opportunità di pubblicare uno degli album punk più importanti di sempre.

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By | 2017-08-01T20:19:42+00:00 novembre 25th, 2016|THE CLASH|0 Comments

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