MAD WOMAN, Teta Mona

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MAD WOMAN, Teta Mona

Dopo l’esperienza estera in Gran Bretagna ed America, Teta Mona ritorna alle proprie origini e dà vita, assieme a Prince Jaguar, ad un lavoro che guarda sia al mondo anglosassone, ai suoi ritmi ed alla sua cultura, che alla propria dimensione umana e familiare.

“Mad Woman” è, infatti, allo stesso tempo, un album prodotto in un contesto molto intimo e personale, ma è anche una finestra aperta sul mondo, sulle sonorità folk psichedeliche, sul reggae e sul dub. Un disco che sa essere delicato e diretto, ma anche fortemente evocativo e strutturalmente complesso. Nulla è lasciato al caso, ma ogni nota, ogni linea vocale, anche le meno immediate, sono collocate al posto giusto; inoltre il lavoro è impreziosito da due soli brani in italiano: “Orologio” ed una ben riuscita cover di un brano di Mina, “Whiskey”. Una scelta indicata perché non si tratta di una delle canzoni più banali, conosciute e commerciali della celebre cantante. Il fatto di interpretare una canzone così distante dal proprio mondo e dal proprio background musicale e riuscirci, dando vita a qualcosa di estremamente nuovo e sincero, rappresenta, senza alcun dubbio, un ulteriore punto a favore di questo disco e dell’artista pugliese.

Il brano che dà il titolo all’album, “Mad Woman”, è un classico brano reggae; “Wicked Interlude” è un intermezzo più vivace e ritmicamente veloce, anche se è caratterizzato da una maggiore inquietudine. “Kaya” è quasi una canzone epica, grazie al suo incedere deciso ed alla parte strumentale iniziale. “Orologio” è un buon esempio di come, anche in italiano, sia possibile muoversi in ambito reggae e dub, mentre “Abracadubra” è una canzone ipnotica, un viaggio onirico e suadente nel mondo delle nostre fantasie giovanili. Sembra quasi che il tempo si fermi, che non vi sia più il Male e che tutti i nostri patemi ed i nostri affanni quotidiani possano risolversi in una filastrocca reggae, “Last Word Is Mine”. Il disco è finito, è stato un viaggio piacevole, magari è stato solamente un sogno ad occhi aperti, la cosa fondamentale è aver avuto la possibilità di scavare nel proprio intimo, nelle proprie emozioni, in maniera tale da comprendere quali siano davvero le nostre priorità perchè le nostre scelte, volenti o nolenti, dipendono esclusivamente da esse. Il resto son solo ossessioni passeggere, false convinzioni, oggetti inutili, ombre che non fanno altro che rallentare il nostro cammino.

A detta della stessa Teta, il titolo del disco non si riferisce, almeno nelle intenzioni iniziali, a sé stessa o più in generale ad una figura femminile negativa, anzi il titolo del brano, che a sua volta dà il nome al disco, è legato ad alcuni atteggiamenti, eccessivamente da divo, di alcuni musicisti inglesi. Ciò che, in definitiva, evince da queste dodici tracce è la volontà di essere quanto più possibile diretta e spontanea, di avvolgere l’ascoltatore, passando dai colori rassicuranti di “Alibi”, alle ansie che emergono dalla più oscura “Wicked Interlude”. La cosa importante, quindi, è muoversi, ballare, liberarsi dei propri fardelli ed oltrepassare il muro di paura che costruiamo e ci costruiscono attorno con i loro atteggiamenti ipocriti, con le loro parole graffianti, con i loro giudizi affrettati, con le loro pose da primo della classe.

By | 2017-08-01T19:45:05+00:00 gennaio 3rd, 2017|MUSICA|0 Comments

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