REINCARNATI MALE, Caffè Dei Treni Persi

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REINCARNATI MALE, Caffè Dei Treni Persi

A volte è sufficiente un solo attimo, un’esitazione, affinché le nostre esistenze prendano pieghe del tutto diverse. Non esistono le certezze, non esistono le rette vie e nessuno dovrebbe essere così arrogante da pretendere di indicarle agli altri. Traendo spunto dalla poesia di Fabrizio De André, dalla sottile ironia nascosta tra i versi di Francesco Guccini, dallo spirito battagliero di band come i Modena City Ramblers, la Bandabardò o i Mercanti Di Liquore, i Caffè Dei Treni Persi propongono, con questo album, la loro lettura dei tempi moderni, la loro interpretazione della società in cui viviamo, delle sue regole e di tutte le sue contraddizioni. Nonostante le influenze citate, nonostante si tratti essenzialmente di un disco folk, la band mostra comunque tutta la sua originalità, non ha alcun timore reverenziale nell’esporre le proprie idee e non disdegna ammiccamenti rock blues o passaggi più sperimentali.

Già nel primo brano, “La Fabbrica Di Pneumatici”, i Treni Persi mettono immediatamente il dito in una delle piaghe più sanguinanti della nostra società e cioè quella del lavoro. Le condizioni attuali dei lavoratori, tra voucher e strani contratti a termine, hanno il sapore amaro della sconfitta e dell’umiliazione. Ogni giorno passato a sgobbare, con diritti sempre più precari, non fa altro che indebolirci, dividerci, toglierci energia e passione, portandoci sempre più vicini alla fine. Ovviamente tutto ciò ai padroni ed alle aziende non interessa affatto, non può che farli godere, visto che non vedono l’ora di poter sostituire ogni singolo lavoratore con una bella macchina. L’intenzione della band è ovviamente quella di schierarsi con i più deboli ed indifesi, con quelli che hanno difficoltà a far sentire la propria voce. I Treni Persi non mostrano alcun timore o difficoltà nel denunciare tutti quelli che hanno le mani in pasta ovunque, siano essi banchieri, politici o uomini delle forze dell’ordine (“Mani In Pasta”). Il velenoso trittico iniziale è seguito da un brano più morbido, quasi sognante, una storia umana di dignità, dedicata ad un comune lustrascarpe (“Shoeshine”), una canzone che passa dalle sonorità folk iniziali ad un’atmosfera blues, molto più calda e suggestiva.

I doppi sensi veloci e ritmati di “Gambe Tra La Coda” e le chitarre del brano strumentale “Topinambur”, aprono ad un’altra canzone acida e sarcastica, “Turista”, una canzone che critica coloro che non si sporcano mai le mani nella realtà quotidiana, che sono indifferenti alla voce della propria coscienza, ma che preferiscono osservare le miserie del nostro mondo, con distacco e sufficienza, come, appunto, dei semplici turisti che si limitano ad andare in giro per la città ed a guardare ciò che gli succede attorno attraverso le lenti di un obbiettivo fotografico. È un atteggiamento sbagliato quello di non schierarsi mai, di essere ignavi, in questo modo non si fa altro che il gioco dei più potenti che, indisturbati, continueranno a fare i loro porci comodi ed a prendersela con le persone più deboli e più indifese.

Il disco termina con la poesia sperimentale di “Scrittori e Conigli”, con la più cruda e veloce “Morti Di Fama” e con la piacevole e colorata “L’Amore Del Ciclope”, un inno all’amore, visto come l’unica possibilità di salvezza e di cambiamento… ma siamo ancora in tempo? O l’occhio del ciclope si è irrimediabilmente chiuso per sempre?    

By | 2017-08-01T19:44:28+00:00 gennaio 5th, 2017|MUSICA|0 Comments

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