LONDON CALLING, The Clash

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LONDON CALLING, The Clash

Nel ’79 i Clash pubblicarono un album che riusciva a mescolare, in modo viscerale, sonorità punk, reggae, ska e rockabilly. Un suono globale nel quale convivevano l’America, l’Africa, la Giamaica e le periferielon_05 urbane di Londra. E proprio da Londra inizia questo disco, con una canzone distropica (“London Calling”), che prendendo spunto da un modo di dire, utilizzato spesso alla BBC, durante i tempi bui della II guerra mondiale, presenta un mondo sul baratro della definitiva distruzione: il Sole ha perso la sua forza benefica, il clima sta rapidamente cambiando, il grano e le altre piante lon_02nascono già malate, le macchine non sono più in grado di funzionare e tutto è accaduto per un misero errore nucleare. I Clash cercano di analizzare i loro tempi ed evidenziarne le brutture, basandosi, soprattutto, sullo studio delle pagine più oscure della storia passata dell’uomo. Non solo la II guerra mondiale, ma anche la guerra civile spagnola del 1939, nella quale quelle forze fasciste e naziste, che avrebbero, dopo qualche mese, spinto il mondo intero verso l’annientamento, già stavano dando dimostrazione pratica delle loro bellicose intenzioni (“Spanish Bombs”). Tutto sembra andare a rotoli: pubbliche esecuzioni dei dissidenti; le auto nere della guardia civile che scorrazzano per lon_06le strade del paese; i DC10 lanciano le loro bombe dal cielo; un uomo onesto, come il poeta Federico Lorca è ormai morto e sepolto, ma le loro armi ed i loro proiettili non hanno rispetto neppure per la morte e per i cimiteri in cui i morti dovrebbero poter riposare in pace. 

London Calling non è solo un lavoro contro la guerra, malon_04 è anche un album sociale, contenente una delle più aspre critiche allo stile di vita consumista vigente nel mondo occidentale. “Lost In A Supermarket” punta il dito contro quegli atteggiamenti provocati dal capitalismo di massa: innanzitutto l’egoismo che spinge le persone a chiudersi ed alienarsi nel proprio mondo, a sentirsi appagate solo se posseggono ciò che desiderano, condizionate da fasulle e suadenti campagne pubblicitarie (“Koka Kola”). Si tratta, però, solo di beni effimeri, di cose che vengono immediatamente lon_10sostituite dal desiderio di possesso di altri oggetti, anch’essi, ovviamente, del tutto inutili. È una corsa verso l’autodistruzione, in cui l’uomo moderno è sempre più debole, controllabile, solo. La canzone parla, infatti, di qualcuno che, entrato in un supermercato, perchè attratto dall’ennesima offerta speciale, ne resta prigioniero, incapace di trovare la via perlon_06 uscirne. Gli uomini moderni pensano che per essere felici e liberi non serva relazionarsi con i propri simili, ma siano sufficienti una bottiglia e l’ultimo album di hits, ma questa è solo appagazione superficiale, non c’è nulla di vivo in questo comportamento.

I fantasmi del nostro passato, quelli che agiscono nel nome della repressione e che tentano di inculcare le loro ideologie contorte ai propri giovani sostenitori, stanno tornando (“Clampdown”). Sono là fuori, intenti ad lon_03abbattere e rovesciare i governi democratici, ad ammazzare e mettere al potere i propri rappresentanti, che lavorano anch’essi nel nome della repressione. Quando queste persone verranno a prendere a calci le vostre porte (“The Guns Of Brixton”) come pensate di andare loro incontro? Con le mani in alto o col dito sul grilletto della pistola? Forse finiremo stesi, morti stecchiti, sul pavimento, forse finiremo a marcire nelle vostre prigioni, ci pesterete, ci schiaccerete, ma ci sarà sempre qualcuno pronto a ribellarsi, qualcuno che non vorrà piegarsi alla repressione.

Il disco non contiene solo i proclami politici e sociali della band, “Train In Vain”, l’ultima canzone dell’album, è una canzone sentimentale, il cui ritmo accattivante è la base per una storia d’amore contraddittoria: dici di amarmi, ma, allo stesso tempo, ti senti in trappola e devi andartene via, senti il bisogno di riprenderti i tuoi spazi, ma allora erano tutte bugie quelle che ci dicevamo? Ed allora quando la 1977_14malinconia prende il sopravvento, quando i nervi sono a pezzi, quando tutto è caotico ed indecifrabile, non resta che uscire, ancora una volta, di casa e cercare quell’uomo odioso (“Hateful”), lo spacciatore che ha tutto ciò di cui abbiamo bisogno e che, purtroppo, paghiamo a caro prezzo.

London Calling è un disco complesso, pieno di spunti, sia concettuali che musicali in cui i Clash dannolon_08 vita al proprio caratteristico sound, non è più un album punk, rockabilly o reggae, ma è un album dei Clash, con un ben definito stile, che influenzerà non poco le generazioni successive di musicisti. È un lavoro in cui si respira grande apertura e forse per questo, inizialmente, venne giudicato troppo poco punk, rispetto ai primi due album ed eccessivamente sperimentale. Ma proprio il fatto di non avere restrizioni concettuali, di non dover suonare necessariamente unicamente come un disco rock o reggae o ska, fu la sua forza. Questa libertà espressiva, questa tendenza a non volersi fare etichettare ed oltrepassare le barriere precostituite tra i diversi generi musicali sono le peculiarità più interessanti di London Calling, che, in definitiva, pur non essendo un disco prettamente punk, è mosso da un approccio tipicamente punk.

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By | 2017-08-01T19:44:08+00:00 gennaio 6th, 2017|THE CLASH|0 Comments

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