11 SHORT STORIES OF PAIN & GLORY, Dropkick Murphys

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11 SHORT STORIES OF PAIN & GLORY, Dropkick Murphys

Americani di Boston, la città, probabilmente, più irlandese degli Stati Uniti, i Dropkick Murphys restano i cantori di quella classe operaia che, ormai, è sempre più esigua e disorientata. Un po’ a causa delle nuove tipologie di lavoro che l’hanno, praticamente, erosa da un mero punto di vista numerico ed un po’ a causa della scomparsa dei partiti progressisti che si sono ritrovati ad attuare politiche reazionarie ed a difendere ed appoggiare più i padroni ed i loro interessi economici, che i lavoratori. I Dropkick Murphys non ci stanno e continuano a cantare le loro semplici storie di vita ordinaria. Storie fatte di quotidianità, di birre al pub con gli amici, di sangue e baldoria, di grandi delusioni e gioia di vivere.

Il primo brano, “The Lonesome Boatman”, in pieno stile celtico, è un invito strumentale alla festa ed alla fratellanza. Le sonorità più punk hanno la meglio su quelle folk nella successiva “Rebels With A Cause”, una canzone sui giovanni ribelli che la società perbenista e benpensante cancella con semplicità e superficialità, mentre “Blood” è un inno per i fan più duri: “se volete il sangue, noi ve ne daremo un po’”. “Sandlot” ricorda sia una celebre canzone di Jhonny Cash (“Ring Of Fire”), che i primi Clash.  

“First Class Loser” si scaglia contro qualcuno che è palesemente un prepotente ed un attaccabrighe, ma che, allo stesso tempo, non può essere semplicemente ignorato, per via del suo potere e della sua capacità di influenzare gli altri; in molti ci hanno visto un chiaro riferimento al nuovo presidente americano, Donald Trump. D’altro canto il brano “Paying My Way” è dedicato a coloro che, dopo una brutta caduta, hanno la volontà ed il coraggio di rialzarsi ed andare avanti.

Altro omaggio al folk irlandese è la cover “I Had A Hat”. Il disco è chiuso da un ricordo ai caduti ed i feriti durante l’attacco terroristico alla maratona di Boston “4-15-13”, mentre la conclusiva “Until The Next Time” suona come l’auspicio a rivedersi presto, magari al solito pub, davanti alla solita birra.

È un disco pensato e suonato nel nome della continuità quest’ultimo lavoro dei Dropkick Murphys, non ci sono stravolgimenti o innovazioni tecniche, ma tutto ruota attorno al classico triplice concetto di base punk – folk – Irlanda. Non si tratta di un capolavoro e non è neppure il miglior album della band americana, ma è un disco che si ascolta con piacere, divertendosi, ma anche con una certa dose di nostalgia per i tempi passati, che, purtroppo, appaiono sempre più spensierati e sereni del presente. Il gruppo si esprime nel modo che gli è più consono, nonostante lo smalto non sia più quello degli inizi, ma lo fa senza alcun tentativo di mistificazione, senza la pretesa di strizzare l’occhio alle nuove tendenze o di cavalcare le mode passeggere del momento. I Dropkick Murphys sono questo, prendere o lasciare. Quindi, se vi va di divertirvi, di fare baldoria, di cantare a squarciagola con gli amici e di bere ottima birra, accomodatevi pure. Se, invece, tutto questo non è nelle vostre corde, non c’è problema, andate oltre, perché tanto noi non cammineremo mai soli.

By | 2017-08-01T19:43:11+00:00 gennaio 11th, 2017|MUSICA|0 Comments

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