SILENCE, Martin Scorsese

//SILENCE, Martin Scorsese

SILENCE, Martin Scorsese

Silence è un percorso frustrante e logorante che porta tutti noi, attraverso il personaggio del gesuita porteghese Padre Sebastiao Rodrigues, a comprendere che il confronto e il contatto tra due culture, profondamente diverse e lontane tra loro, può avvenire in modo pacifico e costruttivo solamente se è bidirezionale e se, soprattutto, nessuno pretende di essere detentore dell’unica verità. Se ciò non accade, è inevitabile che nascano i fondamentalismi e le violenze più atroci.

Il film di Scorsese è ambientato nel Giappone del seicento, un paese orgoglioso della propria cultura, diffidente verso le potenze coloniali europee e geloso della propria indipendenza. Tutto ciò portò le autorità governative a ritenere la parola di Cristo estremamente pericolosa per il paese ed a considerarla come il primo passo verso quel processo di conquista e colonizzazione che avrebbe segnato la fine della loro nazione. Il Giappone è una palude nella quale nessuna pianta può mettere radici, soprattutto quelle piante che crescono forti e robuste nella lontana, sia geograficamente, che culturalmente, Europa. Padre Ferreira, il maestro spirituale di Padre Rodrigues, colui che per primo aveva abiurato pubblicamente la propria fede, sostiene che i Giapponesi non hanno bisogno della fede cristiana e della resurrezione di Cristo. Il loro Dio è il Sole ed il Sole rinnova ogni giorno la sua resurrezione.

Ferreira accusa Rodrigues di essere accecato dalla propria superbia ed in nome di essa di causare la morte di migliaia di contadini e pescatori innocenti. Il fatto di voler immedesimarsi nella vicenda di Cristo è un atto di superbia, così come è un atto di superbia la ricerca forzata del martirio. Ed è questa superbia ad impedirgli di sentire la voce di Dio ed a condannarlo a soffrire nel silenzio. Alla fine anche padre Rodrigues compirà il suo atto di abiura e si metterà al servizio del governo, ma ciò non significherà la perdita della sua fede, perché nel proprio intimo, nel proprio cuore, nel silenzio della sua anima, egli continuerà ad essere un Padre gesuita e a trovare conforto nella parola di Cristo. Ciò che Scorsese ci suggerisce è che per evitare sofferenze gratuite all’Uomo, è sicuramente preferibile nascondere la propria fede e a rinunciare a fare proselitismo. È preferibile che le nostre credenze religiose restino confinate in una sfera intima e personale. Ma questa è la sua opinione ed è solo una delle possibili strade. L’alternativa è quella di Padre Francisco Garrupe, il compagno di viaggio di Padre Rodrigues, che resta fedele fino all’ultimo alla sua missione, non invitando mai i fedeli ad abiurare e decidendo di morire assieme a loro, suscitando, in un certo senso, una sorta di ammirazione nei funzionari governativi giapponesi, per un atto di coraggio, che, a detta loro, Rodrigues non ha la forza di compiere. Garrupe rappresenta la Chiesa di Roma, quella fondata sul sangue dei primi martiri e fedele ai propri dogmi.

Agli occhi dei missionari europei, i Giapponesi sono creature perfide e sanguinarie che torturano i loro stessi compatrioti solo perché hanno abbracciato una religione aliena al loro mondo, ma, allo stesso tempo, i Giapponesi ritengono che questo sia l’amaro prezzo per difendere la loro cultura, la loro stessa esistenza come popolo e come nazione, dalle ingerenze di potenze straniere, interessate solo a fare buoni affari ed a sfruttare le loro ricchezze. Ciò rende questo film molto attuale, perché mette il dito in una piaga aperta e soprattutto evidenzia come né il multiculturalismo, né l’identificazione di una sola cultura come unica portatrice di verità inconfutabili, possano essere ritenute le soluzioni per risolvere la questione del terrorismo che nasce, appunto, dai fondamentalismi religiosi, dai nazionalismi più estremi, dalla diffidenza, dalla paura, dall’odio nei confronti di tutti coloro che hanno usanze, credenze, abitudini diverse dalle nostre. Finché gli Uomini resteranno intrappolati in queste paludi, saranno costretti a vivere nel timore, nell’ansia di abbandonare ciò che hanno conquistato con fatica o di dover perdere i loro cari. Un’esistenza così, nella quale nessun Dio ha il potere di far sentire la propria voce, perché troppo assordante è il rumore della paura, è un’esistenza di silenzio e di solitudine, nonostante tutti comfort ed i vantaggi che possano venire dai nuovi progressi tecnologici.

L’uomo moderno non deve commettere l’errore di confondere la voce del proprio io, del proprio orgoglio, delle proprie convinzioni personali, con la voce di Dio.

By | 2017-08-01T19:42:10+00:00 gennaio 14th, 2017|VIDEO|0 Comments

About the Author:

Leave A Comment