FILMWORKS, Alberto N.A. Turra

//FILMWORKS, Alberto N.A. Turra

FILMWORKS, Alberto N.A. Turra

Questo disco, o meglio questo excursus attraverso quindici anni di musica per immagini, contiene diversi brani che il chitarrista e compositore Alberto Turra ha realizzato per il mondo delle colonne sonore e, più in generale, delle arti figurative.

È ovvio che trattandosi di musiche composte soprattutto per opere cinematografiche, esse spazino nei più svariati ambiti e contesti musicali, passando dal jazz al rock, dal folk al blues, mescolando le diverse sonorità costitutive elementari, con l’obbiettivo di trasportare lo spettatore direttamente nelle scene che queste stesse musiche hanno il compito di accompagnare. Se, però, ci riferiamo al contesto di un disco, senza la controparte visuale, queste canzoni rinascono a nuova vita. Non sono più vincolate alla particolare immagine, l’ascoltatore non è più costretto ad osservare una ben definita scena di un film o di un documentario, ma la sua fantasia può portarlo ovunque. Egli non è più il semplice spettatore, ma diviene il protagonista, perchè la musica lo sospinge al centro stesso di una nuova dimensione. Una dimensione che risulta essere più intima e più personale, perché è stata la sua stessa immaginazione, il suo momentaneo stato d’animo, le sue piccole e grandi esperienze di vita, a creare dal nulla.

Turra, recentemente, ha legato il suo nome ed il suo lavoro al documentario di Francesco Fei sul pittore Giovanni Segantini, sul modo che questo artista aveva di concepire e vivere i ritmi della natura, sia come infinita fonte di ispirazione per la sua arte, che come elemento fondamentale del suo stesso spirito e della sua personalità. Sono questi stessi ritmi naturali a creare i passaggi musicali ambient, le trame tenui, le atmosfere oniriche e suadenti del brano “Cellule”, canzone che assieme alla più classica musica per film “Dirottato Variazioni”, contribuisce al cine-documentario di Fei.

La voce di Sarah Demagistri, in arte Sarah Stride, impreziosisce, invece, il folk di “Darvish”, altro brano d’atmosfera dell’album, proveniente dalla colonna sonora del documentario sociale “Questa Miniera” di Valeria Allievi, una pellicola nella quale una miniera, prossima alla chiusura, non rappresenta solo il luogo di lavoro di generazioni e generazioni di abitanti della piccola Cogne, ma assume un ruolo attivo nella costruzione di quella che è la memoria storica della gente del luogo. Oltre a questo brano, anche la sperimentale “Trevor” e la più rockeggiante “Dustin” sono legate a questo progetto cinematografico. Vennero, infatti, realizzate per far parte della colonna sonora, ma poi ne furono estromesse. Oggi, però, questi brani hanno una nuova possibilità, si slegano dal loro contesto originario ed assumono un più ampio respiro. Il senso del tempo che scorre, la nostalgia di fondo, sono ancora presenti nelle canzoni, ma l’ascoltatore non è più vincolato ad un paesino della Valle d’Aosta, egli può mettere sé stesso e le sue emozioni al centro di queste narrazioni sonore e spingersi dove desidera, non esistono più limitazioni geografiche o concetti come il tempo e lo spazio: tutto è permesso.

Accattivante è l’interpretazione che Turra fa di un brano classico di Ravel, “Bolero”, inizialmente suonato per il film “The Origins Of Music”, un’opera di “biomusicologia” che intendeva esaminare la musicalità umana ed il suo percorso evolutivo. La musica esiste da sempre, ha accompagnato lo sviluppo stesso della vita, sin dalle sue prime semplici fasi iniziali; dalle creature più elementari, fino ad arrivare alla complessità dei tempi moderni. Dallo stesso progetto è estratta anche la melodica “Blue Velvet”, che vede nuovamente la presenza di Sara Demagistri.

Filmworks è un album che, nonostante sia costituito da brani provenienti da contesti, sia musicali, che concettuali, del tutto diversi tra loro, riesce a trovare il suo trait d’union nello stimolare l’ascoltatore a guardare, con maggiore attenzione, sia al mondo circostante, che alla propria intimità. Ci sono sensazioni, panorami, visuali, elementi apparentemente trascurabili e transitori, che, altrimenti, sarebbe impossibile cogliere, perché essi sono troppo sfuggenti ed anche perchè noi siamo troppo impegnati nella nostra quotidianietà, ma grazie a questa musica così evocativa e così intensa ogni particolare nascosto, ogni fragile emozione,  può rivelarsi ai nostri occhi e soprattutto al nostro cuore.  

By | 2017-08-01T19:41:19+00:00 gennaio 18th, 2017|MUSICA|0 Comments

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