MIGRATION, Bonobo

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MIGRATION, Bonobo

Il nuovo album di Bonobo, al secolo Simon Green, ruota tutto attorno al concetto della migrazione che viene analizzato in diverse sue possibili sfaccettature.

Innanzitutto la migrazione è connessa al viaggio, alla conoscenza ed all’allargamento dei propri orizzonti umani ed artistici, quindi a qualcosa di positivo, che ci consente di entrare in comunicazione con persone diverse, in diverse parti del mondo e di incidere sulle loro esistenze. Questo aspetto nasce, ovviamente, dalle esperienze dello stesso Bonobo come musicista nomade ed eclettico, aperto alle più svariate collaborazioni e contaminazioni. Nella realtà, invece, l’idea di realizzare un disco sul concetto della migrazione è stata la conseguenza di un’esperienza negativa vissuta recentemente dallo stesso Simon. Dopo la morte di una persona cara, diversi suoi conoscenti, parenti ed amici, che ormai vivevano in luoghi distanti l’uno dall’altro, hanno deciso di riunirsi nella natia Brighton, non solo per omaggiare il loro amico scomparso, ma soprattutto per condividere il proprio dolore e ripensare, inevitabilmente, ai tempi passati. Questa esperienza, legata al ritorno e non alla partenza, nonostante fosse negativa, ha permesso loro di ritrovarsi e rinnovare il proprio legame affettivo. Ancora una volta la migrazione ha assunto dei connotati positivi. La più ovvia considerazione, infine, è quella di accostare questo lavoro alla questione degli attuali fenomeni migratori, che vedono migliaia di persone spostarsi verso l’Europa, per sfuggire alle guerre che devastano i loro paesi, alla povertà ed alla fame, alle persecuzioni razziali o religiose. La forza che li spinge a spostarsi è la convinzione di poter trovare delle condizioni di vita migliori negli opulenti paesi occidentali.

In tutte le accezioni esposte la migrazione non è cattiva in sé, ma sono gli uomini, con i loro comportamenti, le loro diffidenze, le loro ideologie, i loro timori, ad associarla a qualcosa di sconveniente, deleterio e pericoloso. L’intenzione di Bonobo non è quella di dar vita ad un disco sociale e politico, l’artista inglese si limita a dare al termine “migrazione” diversi significati, ma sarà l’ascoltatore a scegliere quello che sente più vicino al suo mondo oppure a trovarne uno completamente nuovo. L’intento di questo album, piuttosto, è rendere, grazie alle sue atmosfere meditative, tutto ciò possibile.

Le varie tracce suonano come inviti a riflettere sulla transitorietà, sullo spostamento, sulla ricerca ed il disco stesso è stato concepito e sviluppato in base a queste esigenze. Le reminescenze dubstep di Bonobo si sposano con atmosfere ambient ed oniriche. Nelle classiche trame elettroniche da club underground vengono disseminati passaggi e sonorità folk, nonchè elementi esotici, soprattutto grazie alle varie collaborazioni di cui si fa pregio Simon Green, prima tra tutte quella con la band africana Innov Gnawa.

L’album non è caratterizzato da una o più canzoni che si ergono sulle altre. Ciò, però, non significa che ci troviamo dinanzi ad un album mediocre, anzi si tratta di un lavoro coeso, nel quale tutti i brani sono, in realtà, l’espansione di un unico concetto e l’evoluzione di un seme musicale primordiale, capace di pervadere diversi luoghi della Terra. Il lato negativo di questa coesione di fondo, però, è che, a lungo andare, questo lavoro può stancare, può apparire eccessivamente ripetitivo e ridondante, soprattutto se si è alla ricerca dell’immediatezza. “Migration”, invece, richiede il suo tempo, perchè vuole creare lo spazio e l’atmosfera per spingerci a riflettere, ad incamminarci su sentieri diversi, in quanto la cosa fondamentale, per la nostra crescita, è lo spostamento.

By | 2017-08-01T19:40:52+00:00 gennaio 19th, 2017|MUSICA|0 Comments

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