LIVER, Slivovitz

//LIVER, Slivovitz

LIVER, Slivovitz

“Liver” è un disco live, complesso e raffinato, com’è la musica degli Slivovitz, ma allo stesso tempo travolgente, passionale e frenetico. Nonostante si tratti di un disco dal vivo, la qualità con cui ci vengono proposte le sonorità del settetto napoletano è davvero buona.

Ancora una volta il percorso musicale degli Slivovitz amplia ed espande il proprio nucleo jazzistico originario, per dare vita ad un flusso continuo ed inarrestabile di sonorità progressive ed elettriche, mescolando influenze mediterranee, arabe e balcaniche, rock sperimentale e psichedelico. Non ci sono barriere o preclusioni mentali, consci della lezione di maestri come Miles Davis o Frank Zappa, gli Slivovitz propongono un concerto avvincente nel quale tutti i brani sono ricchi di intensità, coesi, non ci sono punti deboli ed il disco suona come un eccezionale ed equilibrato mix di passato e presente. Le sonorità prog degli anni settanta vengono sviscerate e riproposte in una maniera nuova e del tutto originale, sfruttando gli strumenti a loro disposizione, facendo leva su ottimi arrangiamenti, su una tecnica eccelsa, su una grande capacità di improvvisazione e sulla loro voglia di travolgere il pubblico.

Nonostante si tratti di un percorso difficile, costituito da un insieme di brani strumentali, l’ascoltatore è circondato da un mondo di note e colori, che lo portano a compiere un vero e proprio viaggio interiore tra i propri sentimenti, i propri ricordi e le proprie aspirazioni. L’asino degli Slivovitz, quindi, appare in perfetta forma, pronto a continuare a stupire e far sognare i propri fan, donando loro la giusta dose di calore ed energia.

Il concerto proposto è stato registrato l’anno scorso a Milano, presso “La Casa di Alex”, dimora del rock progressivo e delle sperimentazioni. “Egiziaca” e “Cleopatra Through”, estratte dal penultimo album in studio, “Bani Ahead”, sono una miscela esplosiva di atmosfere misteriose ed arabeggianti con chiare influenze rock-blues che guardano direttamente al Nord America ed alla sua storia musicale. “Currywurst” e “Mani In Faccia”, invece, sono estratte dall’ultimo lavoro, “All You Can Eat”, e sono la dimostrazione pratica di come questa band abbia raggiunto ormai una maturazione tale da riuscire ad amalgamare mondi completamente diversi e distanti tra loro. Non ci sono etichette o definizioni che tengano, in questi brani c’è Napoli, con le sue contraddizioni, il suo fascino e la sua storia millenaria, ci sono i ritmi frenetici di New York, le atmosfere sfumate e meditative dell’estremo Oriente.

Oggi gli Slivovitz possono essere considerati tra gli eredi migliori della grande tradizione prog italiana. Nonostante la forte componente jazzistica di base, la band napoletana non si è limitata ad importare e fare suoi dei modelli di provenienza anglofona, ma li ha rielaborati alla luce delle proprie esperienze personali, introducendovi elementi folk, rock, funky e persino popolari. Un crocevia di suoni, nato in una città che è uno dei crocevia del mondo e che, in passato, ha già portato alla ribalta progetti sperimentali o capaci di riscoprire le proprie tradizioni sonore, quali gli Osanna, i Napoli Centrale, la NCCP o i Musicanova. Progetti fondamentalmente diversi tra loro, ma tutti caratterizzati, come lo sono gli Slivovitz oggi, dalla volontà di esprimere in maniera libera la propria creatività e guardare soprattutto al futuro, anche quando vengono rielaborati suoni e storie del passato.

Questo live permette di spaziare attraverso quelle che sono le diverse anime della band. Infatti, mentre “Bani Ahead” nasceva come un disco animato da uno spirito rock, nel successivo “All You Can Eat” l’approccio, più simile a quello degli inizi, è decisamente jazzistico, ma il livello raggiunto dalla band, anche a livello di produzione, è, senza alcun dubbio, migliore rispetto ai primi passi compiuti con album come “Slivovitz” ed “Hubris”. A questo punto della propria carriera artistica, “Liver”, quindi, non rappresenta solo un ottimo disco dal vivo, ma dà anche un’idea precisa del punto in cui è giunta la band, della sua anima rock progressiva e del suo amore per il jazz elettrico.  

By | 2017-08-01T19:39:08+00:00 gennaio 23rd, 2017|MUSICA|0 Comments

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