SUSPIRIA, Goblin

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SUSPIRIA, Goblin

 

La recente riproposizione in alcune sale cinematografiche della celebre pellicola di Dario Argento, “Suspiria”, in versione restaurata, ci da l’occasione di riascoltare nuovamente l’omonima colonna sonora, realizzata da uno dei gruppi progressive più importanti della scena italiana e non solo, ovvero i Goblin. Ispirati dalla trama narrata da Dario Argento, una storia di stregoneria, ambientata a Friburgo, in Germania, nel cuore della Foresta Nera, la band, nella realizzazione di questo progetto musicale, attinse a piene mani dal folkrore, dai miti e dalle tradizioni nord-europee. Le storie fantastiche, di morte e magia, delle popolazioni germaniche influenzarono, infatti, profondamente i Goblin ed inoltre il ruolo dello stesso Dario Argento, nell’ideazione dei brani, fu fondamentale. Egli spinse il gruppo a non guardare solo al panorama progressive rock, ma a lasciarsi influenzare dalla nascente musica elettronica, in modo da creare sonorità più incalzanti ed aggressive, più consone al genere horror, più adatte ad accompagnare le atmosfere di terrore e paura presenti nel film.

Il primo brano, intitolato come il film, è un vero e proprio manifesto della genialità della band italiana: un carillon, le cui semplici note sembrano arrivare dritte dal cuore dell’inferno. Nonostante l’atmosfera si faccia immediatamente tesa, inquietante e carica di malvagità, questa canzone è capace di rapire gli ascoltatori, di ingannarli, di avvolgerli e condurli direttamente al centro della scena: la scuola di danza di Friburgo, nella quale trovano la morte alcune giovani allieve. Le canzoni successive, “Witch”, la brevissima “Opening The Sighs” e “Sighs”, ruotano tutte attorno alla figura delle streghe ed ai loro riti sanguinari e misteriosi. Queste canzoni, con i loro effetti ed i loro sussurri, rappresentano un vero e proprio sabba, una danza maledetta, nel cuore più antico, primordiale e malvagio della foresta. Ossessione allo stato puro.

La successiva “Markus” permette, invece, ai Goblin di lasciarsi andare alle sperimentazioni in ambito elettronico. I synth assumono, appunto, un ruolo predominante, mentre in “Black Forest” i vari strumenti ricreano una situazione più equilibrata e le sonorità si fanno più vicine al prog. La colonna sonora è chiusa da un’oscura e fosca “Blind Concert”, la quale, richiamando – in modo, però, più cupo – il brano introduttivo, riesce nell’intento di chiudere, idealmente, il cerchio e lasciare l’ascoltatore in bilico, disorientato, indifeso, in balia dei propri sentimenti e delle proprie paure, mentre un valzer mortale, “Death Valzer”, sembra apprestarsi a mettere la parola fine ad ogni nostro respiro.    

Con “Suspiria” i Goblin toccarono l’apice della propria genialità creativa. Ogni brano è carico di tensione, capace di suscitare ansia e suspence nell’ignaro spettatore, innestandosi alla perfezione con le scene riprese da Dario Argento. Questa colonna sonora può essere considerata, allo stesso tempo, uno dei migliori esempi di rock progressivo italiano degli anni settanta, ma anche una sorta di progetto sperimentale, un sguardo verso le sonorità e le ambientazioni elettroniche di gruppi come i Kraftwerk, incrociato con elementi magici, oscuri e visionari.

Quella che fu, probabilmente, la migliore formazione dei Goblin diede vita ad un album unico nel suo genere, non solo una semplice colonna sonora, ma un viaggio musicale attraverso diversi generi: psichedelia, elettronica minimale, ambientazioni dark, mentre quella nenia maligna, quel semplicissimo la – la – la, tremendamente pop, ma, allo stesso tempo, terribilmente inquietante, sarà sempre in grado di disturbare le notti ed i sogni degli ascoltatori, nonchè di risvegliare le loro paure recondite, istintive ed irrazionali.

By | 2017-08-01T19:36:37+00:00 febbraio 7th, 2017|MUSICA|0 Comments

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