PIU’ NIENTE, Sula Ventrebianco

//PIU’ NIENTE, Sula Ventrebianco

PIU’ NIENTE, Sula Ventrebianco

È il Tempo, uno degli indiscussi protagonisti del nuovo ed atteso album dei Sula Ventrebianco, “Più Niente”. “Sale in sogno” ce lo presenta e descrive come un’entità cinica ed incurante. Ne abbiamo dannatamente bisogno, ma sappiamo benissimo che lui, alla fine, ci tradirà. Il Tempo e le nostre Esistenze sono strettamente intrecciati tra loro, anche se, in un certo senso, sono in perenne contrapposizione: il primo consumerà inesorabilmente le seconde, ma se non vivessimo a pieno il tempo che ci è stato concesso, rischiando anche brucianti sconfitte e cocenti delusioni, è come se non fossimo mai esistiti davvero.

La furia rabbiosa di “Sale In Sogno” ci conduce dritti verso le pulsazioni brucianti di “Diamante”, con le sue sonorità ipnotiche che spezzano il fiato. I ritmi più aggressivi, elettrici e graffianti ritornano impetuosi nel brano seguente, “Wormhole”, una canzone cruda, nella quale il cambiamento viene dipinto come una necessità esistenziale, ma anche come una maledizione. E mentre siamo rapiti da questi pensieri, ecco che, all’improvviso, i ritmi aggressivi e cattivi del brano vengono velocemente risucchiati in un buco oscuro, da cui fuoriescono sonorità nevrotiche ed inquietanti. “Wormhole” ci mostra quanto possano essere effimere le nostre certezze e le nostre convinzioni: tutto si consuma, tutto è destinato a passare, compresi noi stessi, i nostri affetti, le nostre emozioni.

È questa la portante, il concetto fondamentale attorno al quale si sviluppano le trame del nuovo album dei Sula Ventrebianco. La tensione e la frustrazione di “Wormhole”, si acquetano nella canzone successiva, “Una che non resta”. Apparentemente il brano sembra avere un intento liberatorio, ma poi ci accorgiamo che nulla è cambiato, la nostra sete è sempre la stessa. Non vorremmo più soffrire e l’idea di perdersi in tutta questa oscurità, di non farsi più trovare, sembra quasi poterci appagare (“aspetterò che il buio diventi mio amico”).    

I synth e le divagazioni elettroniche di “Subutecs”, il rock più viscerale di “Merak”, ci spingono dritti nelle fauci di una cantilena morbosa, quella che apre il brano “L’Ade in te”. Una canzone che è un’aperta riflessione sul che cosa significa e cosa comporta, oggi, essere sé stessi. La Verità non fa altro che renderci fragili nei confronti del mondo esterno, veniamo additati come dei diversi e ritenuti dei poveri pazzi. È chiaro che un mondo così ti può anche ammazzare. Intanto l’atmosfera del brano si fa più surreale, sembra che ogni cosa non abbia più nessuna importanza, i contorni sfumano, è stato solo un sogno. E mentre constatiamo che i nostri affetti sono andati irrimediabilmente via con il Tempo, quella cantilena morbosa ritorna ad inghiottire ogni cosa ed a chiudere, idealmente, il cerchio stesso dell’Esistenza.

La pazzia, solo accennata nel brano precedente, diviene l’elemento attorno al quale ruotano i ritmi potenti e incalzanti di quel manicomio che è “Arkam Asylum”. Il noise rock della band napoletana ha trovato finalmente la sua folle dimora in questo folle mondo.

“Batticarne” è un brano hard rock, che sa di rivincita e liberazione. Quel sapore amaro, quella rabbia accumulata per troppo tempo, quel senso di impotenza, quel veleno sputato, lasciano il posto alla consapevolezza, non ci resta che essere noi stessi ed esternare i nostri sentimenti. È l’unico modo che conosciamo per essere vivi. È l’unica cosa che possiamo fare, anche nei momenti più negativi, anche nelle lacrime, perché la quiete e la piattezza del paradiso a noi non servono affatto, noi meritiamo molto di più. Il viaggio concettuale dei Sula Ventrebianco termina con “Amore e odio”, una canzone che sembra quasi essere il ponte verso progetti futuri. La lotta e la tensione interiori, vengono esteriorizzate: i bisogni e le necessità non appaiono più personali, ma collettivi, in un balletto tormentoso di verità e bugia, tempo ed esistenza, amore e odio, che tagliano, modellano, consumano questi blocchi di ghiaccio che rappresentano le nostre anime, rendendoli irregolari, spigolosi ed imperfetti, ma contemporaneamente unici nella loro vivida imperfezione.

By | 2017-08-01T19:31:22+00:00 febbraio 25th, 2017|MUSICA|0 Comments

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