ALCOL, SCHIFO E NOSTALGIA, Voina

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ALCOL, SCHIFO E NOSTALGIA, Voina

Esistono colpe che pesano come macigni sulla vita delle persone comuni e queste colpe diventano ancora più gravi quando queste persone rappresentano un’intera generazione a cui viene, in pratica, negata la possibilità di accedere in modo stabile al mondo del lavoro e, di conseguenza, la possibilità di raggiungere la propria stabilità economica, senza la quale è davvero difficile, se non impossibile, realizzare i propri progetti di vita. Che siano il frutto delle politiche scellerate degli anni ottanta o dell’impotenza e della subordinazione compiacente dei singoli governi nei confronti delle grandi multinazionali, delle banche, delle lobby affaristiche e degli speculatori finanziari, non si tratta solo di semplici numeri e percentuali, ma di persone vere, in carne ed ossa, costrette a vivere ai margini della società. Questo è il concetto alla base di questo nuovo lavoro dei Voina, un concetto che si sviluppa attraverso dieci brani oscillanti tra rock, pop e punk e che non si prefigge di trovare alibi o giustificazioni, non vuole accattivarsi a tutti i costi le simpatie del pubblico, ma vuole descrivere la realtà così com’è, punto e basta.

Si inizia con “Welfare”, un brano crudo e velenoso, che mette immediatamente il dito al centro di questa ferita sanguinante: è inutile avere ambizioni, è inutile sprecare le proprie energie, è inutile correre dietro al tempo, gli sforzi della classe politica e finanziaria dominante non sono rivolti al benessere delle classi più deboli ed indifese della società, ma sono concentrati soprattutto sulla difesa dei privilegi acquisiti, nonché degli interessi economici dei soggetti più potenti. Agli altri, a quelli che non sono loro amici o amici dei loro amici, a quelli che non hanno le conoscenze giuste, non restano che le briciole, l’amarezza e la puzza nauseabonda delle privazioni, delle rinunce e dell’indifferenza. In fondo, nonostante la rete globale, nonostante il progresso tecnologico, nonostante Facebook, con i suoi video, le sue foto e tutto il resto, siamo solo dei poveri emarginati di provincia. 

“Alcol, Schifo e Nostalgia” è un disco che, attraverso queste tre semplici parole, cerca di esprimere la rabbia e la frustrazione di una generazione ed in generale di tutte quelle persone che non riescono ad adeguarsi ai ritmi ed alle regole vigenti e che non accettano l’idea di dover rinunziare ai propri sogni e prendere per buoni i sogni imposti da qualcun altro. Non è giusto accettare dei riferimenti e delle prospettive che non sono mai state i nostri riferimenti e le nostre prospettive. Non sono alibi, ma dati di fatto: la società moderna è basata sull’intento di dover uniformare le persone e tutto ciò che va al di fuori degli schemi precostituiti ad arte dai grandi burattinai che ci sfruttano e controllano, viene considerato necessariamente cattivo, malevolo e dannoso. In questo modo i poveri si fanno la guerra tra loro, chi ha poco non tende mai la mano a chi ha meno, ma lo combatte e lo avversa perché lo considera un suo potenziale rivale, un pericolo per sé e per i suoi cari, per la propria stabilità e serenità, quando, invece, i veri nemici da combattere sono altri. Sono quelli che siedono nei consigli di amministrazione delle grandi banche e delle multinazionali, sono quelli che controllano le informazioni ed i media di regime, sono quelli che speculano sulla vita di intere nazioni, sono quelli cercano il profitto con le guerre o le tante crisi umanitarie, sono quelli che alimentano le tensioni e le disparità sociali, perché il modo più semplice per condizionare e soggiogare le persone è tenerle divise, annullare il loro spirito critico e farle vivere nell’indigenza e nella paura.

Tutto questo è “Bere”, un brano che non ci lascia speranze, nonostante le sue sonorità siano accattivanti, nonostante il suo miscuglio ben levigato – forse eccessivamente pulito –  di rock e punk, non fa altro che affogare e distruggere sistematicamente ogni nostra possibile prospettiva futura. Ogni nostro sforzo affoga nell’alcool: il presente è buio ed il futuro sarà sicuramente peggiore. Non ci restano, quindi, che lo schifo e la nostalgia. “Ossa”, indulgendo su ritmi ben più lenti e meditativi, ci ricorda che quando ogni cosa è stata distrutta, quando ogni cosa è stata spaccata, quando ogni bugia è stata smascherata, non restiamo che noi, con i nostri corpi malati, le nostre menti disturbate ed i nostri stupidi cuori.

Un album che risulta essere piacevole da ascoltare, leggero, nonostante la cupezza dei temi trattati, che vengono analizzati da diverse prospettive e di conseguenza non stancano l’ascoltatore. Si tratta, quindi, di un lavoro abbastanza solido e più maturo del precedente. A volte il suono risulta essere eccessivamente lineare, ma dal vivo i Voina daranno sicuramente ampio spazio a sonorità più grezze, spigolose e distorte, con il risultato di infiammare il pubblico e rendere ancora più profonde la rabbia e la disillusione provocate dalle difficoltà di adattamento, dall’emarginazione, dalla precarietà, nelle quali è stata costretta a vivere un’intera generazione. Un orizzonte che si fa sempre più basso e che, ogni giorno che passa, tende sempre più a schiacciarti e toglierti ogni possibilità di salvezza, a meno che tu non decida di servirli, rinunciando ai tuoi sogni e trasformandoti in un semplice ingranaggio di questa enorme macchina globale, una macchina, che, a dirla con i CCCP, potremmo chiamare produci-consuma-muori.

 

By | 2017-08-01T19:30:55+00:00 marzo 2nd, 2017|MUSICA|0 Comments

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