KO COMPUTER, aavv

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KO COMPUTER, aavv

L’Italia dell’indie a buon mercato, di X-Factor e degli altri aberranti spettacoli televisivi nazional-popolari; l’Italia perennemente arretrata da un punto di vista musicale – e non solo; l’Italia chiusa tra le canzoni tutte identiche di Ligabue e gli spettacoli al Modena Park; l’Italia banale, arida e ripetitiva, riesce, finalmente, a rendersi conto del fatto che, vent’anni fa, fu pubblicato un vero e proprio disco epocale, uno di quei dischi capaci di creare, non solo temporalmente, ma soprattutto artisticamente, un “prima” ed un “dopo”.  

Eravamo nel 1997 ed i Radiohead decisero, con il loro terzo album, di passare dalla celebrità invasiva di “Creep” e da quel rock che, per certi versi, li faceva accostare al movimento brit-pop, tanto in voga all’epoca, a sonorità più elettroniche, sperimentali ed introspettive, velate da una malinconia di fondo, semplici e potenti allo stesso tempo ed in grado di connettersi direttamente al cuore degli ascoltatori.

Oggi, 2017, alcuni artisti italiani reinterpretano le dodici tracce dell’album “Ok Computer”, cercando, per quanto sia possibile, di rileggerle in maniera originale. Alcuni momenti sono davvero ben riusciti, altri decisamente meno, ma, in generale, il progetto è ben equilibrato e registrato, anche se alcuni accostamenti appaiono troppo azzardati e forzati. L’ascoltatore riesce, comunque, a muoversi tra i diversi brani ed i vari artisti che li interpretano, in modo lineare, senza intoppi o passaggi completamente a vuoto.

Tra gli episodi migliori c’è, senza dubbio, da citare la versione rock, sofferente ed ansiosa, che i Marlene Kuntz fanno di “Karma Police”. Consideriamo questo uno dei brani meglio riusciti, assieme alla struggente versione a cappella che Cristina Donà fa di “Lucky” e l’interpretazione personale di Paolo Benvegnù dell’ultima canzone del disco, “The Tourist”. Benvegnù, inoltre, ha un altro esclusivo merito, rispetto a tutti gli altri partecipanti: è stato l’unico in grado di fare davvero suo il brano originale e fornirne una reinterpretazione intensa e svincolata da qualsiasi timore reverenziale.

Altri passaggi emozionanti, da un punto di vista della performance artistica e del pathos emotivo, ma meno dal punto di vista strettamente innovativo, sono le letture di Niccolò  Fabi di “Subterranean Homesick Blues” e la “No Surprises” di Nada, con una voce graffiante e in grado di esaltare le atmosfere del brano. Da un punto di vista più innovativo, è interessante, invece, la versione di “Electioneering”, proposta da Adriano Viterbini, un riuscito esperimento che ha posto meno l’accento sull’elettronica, preferendo utilizzare ritmi e sonorità tuareg.

“KO Computer” è, comunque, un prodotto ben riuscito, vista soprattutto l’iniziale complessità e l’eterogeneità degli artisti interessati, può rappresentare, senza alcun dubbio, un buon punto di partenza, uno spunto di riflessione per dare vita a progetti musicali in grado di oltrepassare quelli che sono gli atavici limiti della musica rock italiana.

Nel 1997 questo album cantava di un millennio che stava per finire, di un mondo che sarebbe irreversibilmente cambiato, divenendo più cattivo e spietato. Vent’anni dopo sta a noi, tentare di diradare la nebbia che ci avvolge; aiutare, anche con la musica, ma con l’arte in genere, le persone a ritrovare l’ottimismo che hanno perso, ad essere più propositive e disponibili nei confronti dei propri simili. Senza farsi prendere dalla preoccupazione e dalla paura di incontrare sul proprio cammino la temibile polizia del karma, ma cercando, ogni giorno, di essere persone normali e vive, rifiutando i modelli precostituiti ed artificiali di comportamento e di pensiero che le classi dominanti vogliono imporci, in modo tale da tenerci buoni e soprattutto sotto il loro fermo controllo.

By | 2017-08-01T19:00:39+00:00 giugno 26th, 2017|MUSICA|0 Comments

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