A BLACK MILE TO THE SURFACE, Manchester Orchestra

//A BLACK MILE TO THE SURFACE, Manchester Orchestra

A BLACK MILE TO THE SURFACE, Manchester Orchestra

Il nuovo album dei Manchester Orchestra, band americana di Atlanta, omaggiante i grandi gruppi di Manchester, è pieno di angoscia e timore verso il futuro. Sentimenti negativi mescolati ad evocative sonorità che spaziano dal post-rock all’emo, dal grunge al folk.

È un album più maturo e consapevole rispetto al passato, che era caratterizzato da maggiore spensieratezza e fiducia. Oggi, invece, domina la paura per ciò che l’uomo potrebbe fare contro sé stesso e contro il pianeta che lo ospita e ciò, ovviamente, si riflette anche nelle canzoni del disco, nella glaciale “The Moth”, nell’astrale “The Alien”, nell’onirica “Sunshine”. Questo lavoro cerca di fondere elementi più grezzi e pesanti riverberi con armonie più semplici e melanconiche ed in effetti si presta, perfettamente, ad essere ascoltato con le cuffie, in maniera tale da scoprire tutte le melodie nascoste sotto gli strati superficiali di rabbia e rumore, mentre la suadente voce del cantante Andy Hull vibra, tentando di esorcizzare i suoi ed i nostri demoni. L’equilibrio si è rotto, siamo in bilico e ogni cosa potrebbe perdersi nel buio profondo.

La maturità, la nascita di un figlio, le nuove responsabilità, se da un lato portano maggiore equilibrio nella propria vita e, di conseguenza, anche nella propria musica, dall’altro lato creano ansia ed insicurezza, che, a loro volta, si traducono e si trasformano in sonorità più oscure. Sonorità che esprimono il disagio e la frustrazione esistenti in ognuno di noi, ma, allo stesso tempo, condividendo con gli altri la nostra fragilità umana e le nostre debolezze, si riesce a diventare più forti, più consapevoli dei propri limiti e dei propri mezzi.

Quando si parla di questa band, i Manchester Orchestra, è necessario tener presente quella che è la loro storia: ragazzi di 16 anni che mettono su una band, riuscendo, in breve tempo, ad ottenere un certo riscontro. Oggi, a quasi trent’anni, hanno compreso che non è tutto un gioco, che la musica ha, spesso, anche un effetto terapeutico e sociale, che essa piò divenire un modo per vincere il male che ci impedisce di vivere e per accettare le nostre perdite, le nostre colpe, i nostri errori e le nostre sconfitte.

Questo disco racconta storie semplici, il quotidiano di ciascuno di noi; parla d’amore, ma anche di matrimonio, affronta il tema della paternità, le responsabilità nei confronti della vita ed il fatto che il tempo corra più velocemente di quanto siamo in grado di fare noi e che, quindi, potremmo ritrovarci, all’improvviso, più vecchi, più deboli, più insicuri, più soli. I Manchester Orchestra sono semplicemente diventati degli uomini, non possono più essere i ragazzi che lasciavano un quieto sobborgo, nei dintorni di Atlanta, per andarsi a divertire, con la propria musica e con quella dei propri miti, in giro per il mondo. Oggi sono anche dei padri, dei compagni, dei mariti, dei figli, degli amici, degli esempi; è normale che la loro visione del mondo, il loro approccio alla vita, sia cambiato, sarebbe stato strano ed piuttosto imbarazzante il contrario.

By | 2017-08-01T18:38:49+00:00 luglio 30th, 2017|MUSICA|0 Comments

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