FRAMMENTI NOTTURNI, Unreal City

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FRAMMENTI NOTTURNI, Unreal City

La società moderna ci mette a disposizione una molteplicità di strumenti di comunicazione che non era mai esistita prima nella storia dell’umanità, eppure gli uomini mostrano ancora tutti i loro limiti, non riuscendo a sfruttarne a pieno i lati positivi, ma indulgendo, spesso, soprattutto negli aspetti più negativi. Le persone tendono a chiudersi nelle proprie minuscole realtà virtuali, lasciando ad individui senza scrupoli il controllo totale delle risorse del pianeta, la possibilità di stabilire quali strategie politiche ed economiche perseguire, il pericoloso potere di scegliere cosa sia vero e cosa sia falso.

È così che le banche sovranazionali, le lobby affaristiche, le grandi multinazionali, sono riuscite ad imporsi, cancellando di fatto diritti che erano stati acquisiti con decenni di lotta dalla generazioni passate, imponendo un nuovo sistema di regole in ambito lavorativo, riscrivendo le leggi di stati non più sovrani; il tutto con l’obbiettivo finale di tutelare sempre più i propri profitti e sempre meno i cittadini.

Per avere le mani completamente libere ed agire indisturbati è stata inculcata nelle persone comuni, grazie ad un uso criminale dei media, la paura per tutto ciò che è diverso, per tutto ciò che è estraneo allo stile di vita dei paesi occidentali. La gente teme di perdere ciò che crede di possedere, viene distratta da guerre inutili e preparate ad arte, viene quotidianamente spaventata e vede nel più debole, nel più povero, nel migrante, nel diverso, il nemico da contrastare ed abbattere, quando, invece, i veri nemici sono altrove e sono, appunto, quelli che siedono nei consigli di amministrazione delle banche e delle multinazionali che, ormai, tengono in pugno l’intero pianeta.

“Frammenti Notturni” è la colonna sonora di questo mondo alla deriva. Da un lato abbiamo le persone, che nonostante tutta la tecnologia che hanno oggi a disposizione, nonostante gli innumerevoli mezzi di comunicazione, sono sempre più sole ed abbandonate a sé stesse. Si avverte forte nel disco la difficoltà che la gente ha a comunicare ed a parlare. Vi sono ostacoli reali che impediscono agli individui di esprimere ciò che realmente vorrebbero, ma che tendono a veicolare ogni informazione, a controllare ogni nostra emozione. Tanti sono quelli che rinunciano alla vita vera e finiscono per essere intrappolati in una realtà fittizia.

Le atmosfere del disco sono, di conseguenza, oscure, così come è tetra la descrizione dell’ambientazione urbana in cui scorrono i cinque brani dell’album. Le nostre città sono dominate dal nero e dal grigio, l’ansia e la sofferenza sembrano avere la meglio su qualunque altro sentimento; è come se vivessimo una notte interminabile, come se una mano invisibile oscurasse la luce del sole e godesse nel tenerci perennemente nell’ombra e nella paura.

Musicalmente la band parmense continua il suo percorso sul sentiero del progressive rock e dell’art rock di chiaro stampo anni settanta, cercando, però, di attualizzarne sia il suono, che i contenuti. La ricerca dell’identità perduta, la disillusione nel vivere in una società che predilige ombre vaganti alle persone, è evidente sin dal primo brano, “La Grande Festa In Maschera”, nel quale il prog degli Unreal City indulge in atmosfere e sonorità dark. Il secondo brano, “Le Luci Delle Case (Spente)”, sposta l’attenzione verso il mondo esterno, verso una qualunque città occidentale. Lo scenario è ancora gotico e cupo; abbiamo davanti agli occhi un luogo corrotto e decadente, nel quale possono vivere solo dei fantasmi le cui voci, i cui lamenti, le cui storie, grazie alla musica, sembrano entrare nelle nostre teste; ci sembra di baciarle davvero le labbra grigie di quella dea malata. “Barricate”, il terzo brano, spinge ancor di più il dito nella ferita aperta; la visione non è più sul mondo, bensì ritorna su noi stessi, sulle paure che ci bloccano nelle nostre piccole stanze, nelle ordinarie giornate delle nostre grigie esistenze. L’invito è, ovviamente, quello di scappare, di fuggire, di evadere da questo innaturale stato di prigionia, riprendendoci tutto quello che ci appartiene: il lavoro, la famiglia, i rapporti sociali, l’amore. Questo è l’unico modo per vincere l’inverno descritto ne “Il Nido Dei Succubi”; un inverno fatto da tutti i demoni che ci vogliono controllare, ci umiliano e vogliono impedirci, in tutti i modi possibili, di sollevare il velo della bugia, mostrando al mondo intero l’inconsistenza dei loro dogmi e dei loro falsi postulati. E così, facendo leva anche su commistioni più classiche e di matrice jazzistica, la vicenda termina con l’ultimo brano, “Arrivi All’Aurora”. Un brano più melodico, che, proprio come un vero e proprio raggio di sole che penetra nelle tenebre, avvolge pian, piano l’ascoltatore. Quasi a volerlo liberare da tutta l’amarezza e da tutta la tensione accumulate in questo faticoso, ma interessante viaggio alla riscoperta di noi stessi, attraverso gli aspetti più nefasti ed oscuri della nostra società della comunicazione globale.   

By | 2017-08-23T09:20:16+00:00 agosto 23rd, 2017|MUSICA|0 Comments

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