“8”, Ufomammut

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“8”, Ufomammut

L’ottavo album in studio degli Ufomammut è stato chiamato “8” ed è composto da otto brani. Queste otto canzoni scorrono l’una dopo l’altra dando luogo ad un vero e proprio magma sonoro, lento e potente. Una massa fusa ed incandescente di sonorità metal, noise e psichedeliche che si intrecciano tra loro in maniera tale da rapire l’attenzione dell’ascoltatore e spingerlo a compiere un viaggio unico e spettacolare in cui egli toccherà con mano le proprie fragilità umane e le proprie debolezze, nonché la sua piccolezza rispetto alle forze che agiscono nell’universo. Un viaggio di conoscenza, ma allo stesso tempo un viaggio maligno che riapre ferite che si pensavano ormai chiuse e che provoca straniamento, dolore, sofferenza. È sempre stato così, è questo il prezzo che l’uomo paga ogniqualvolta cerca di trovare delle risposte, non accontentandosi più dei dogmi e dei postulati imposti dall’alto.

“8” è un disco cosmico, il cui sound e le cui distorsioni richiamano anche le atmosfere progressive dello space rock. L’otto è, allo stesso tempo, un simbolo positivo e negativo; è il numero dell’Ossigeno, elemento senza il quale sarebbe impossibile la nostra esistenza su questo minuscolo e trascurabile pianeta, nel nostro sistema solare nel quale il numero di pianeti principali è proprio pari ad otto. L’otto, di conseguenza, è intimamente legato alla vita ed è un simbolo di equilibrio. Basti pensare agli otto petali del loto, simbolo dei sentieri della vita buddisti o all’intuizione pitagorica secondo cui esso è un simbolo di uguaglianza assoluta poiché è suddivisibile in due cifre pari ed identiche, a loro volta suddivisibili in due cifre pari ed identiche (da questa considerazione deriva, inoltre, il fatto che l’otto nei tarocchi è associato alla carta della giustizia).

Ma questo non è solo un simbolo a valenza positiva: se pensiamo al simbolo stesso dell’infinito non possiamo che pensare alla stella ad otto punte di Astaroth, demone e principe dell’inferno, associato, appunto, alle scienze matematiche ed al bisogno mai appagato di conoscenza da parte degli uomini. Bisogno di conoscenza che potrebbe portare gli individui a rinunziare alla propria anima, ovvero a trascurare i propri affetti, a chiudersi in un’esistenza sterile e autodistruttiva. In tal senso le atmosfere cupe ed oscure del disco appaiono la colonna sonora ideale per le vicende del dottor Victor Frankenstein narrate da Mary Shelley. L’atto di ribellione contro il proprio destino mortale, il desiderio di creare un essere eterno (e quindi infinito), non fanno altro che condurre il protagonista, la sua creatura e le persone a lui care, verso la distruzione e quindi quella morte che egli avrebbe voluto sconfiggere per sempre.

Il lavoro degli Ufomammut è complesso e denso di contenuti, ci spinge a guardare verso l’infinito, a non chiuderci nelle nostre vite, affannandoci a procurarci oggetti di cui, molto probabilmente, non abbiamo affatto bisogno, ma, allo stesso tempo, ci spinge a vivere assieme ai nostri simili, a godere e soffrire delle nostre emozioni perché è l’unico modo per essere vivi e per trovare il proprio equilibrio; ecco, dunque, l’otto che ritorna a chiudere quel cerchio che è la vita; l’Uroboro che mangia la propria coda rappresenta, allo stesso tempo, sia l’infinito, che la stessa esistenza finita e limitata dell’essere umano.

Questo disco, registrato assieme e poi in un secondo momento sottoposto all’aggiunta di alcune sovra-incisioni, è coeso ed omogeneo. Le canzoni si lasciano ascoltare una dopo l’altra, non ci sono intoppi, non si avvertono ostacoli, la lava fa il suo cammino e l’ascoltatore si ritrova alla fine dell’ultimo brano e del suo percorso interiore, pronto a riportare la puntina indietro ed iniziare un nuovo viaggio.    

By | 2017-08-24T09:19:55+00:00 agosto 24th, 2017|MUSICA|0 Comments

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