VILLAINS, Queen Of The Stone Age

//VILLAINS, Queen Of The Stone Age

VILLAINS, Queen Of The Stone Age

Nonostante il titolo del nuovo album delle regine dell’età della pietra faccia riferimento, in modo esplicito, al Male, i toni dell’album non sono così cattivi come potrebbe far presagire il diavolo in copertina. La band di Josh Homme ha virato verso sonorità più funk, pur conservando la sua indole stoner e l’amore per il blues. Ciò è coinciso con la scelta del nuovo produttore, Mark Ronson; uno che ha lavorato con artisti decisamente pop quali Amy Winehouse, Bruno Mars o Lady Gaga. Mark non ha stravolto il suono della band, ha conservato alcune peculiarità, ma ha preferito un approccio più aperto, più melodico e meno roccioso rispetto agli albori.

L’album è stato scritto e realizzato dopo i tragici eventi del Bataclan di Parigi, avvenuti durante il concerto degli Eagles Of Death Metal, l’altra band di Josh (quella sera, però, lui non era presente). Il nefasto evento non viene mai menzionato direttamente, ma esso ha sicuramente influenzato lo sconforto e la rassegnazione che si respira in alcuni passaggi; emozioni negative a cui fa da contraltare la musica, che è chiaramente più solare rispetto al passato. Pare quasi che Josh abbia deciso di ballare con il diavolo in copertina; un modo per esorcizzare il male, per ridicolarizzarlo, per comunicare a questi spietati assassini che non l’avranno mai vinta finché nel mondo ci saranno persone che amano la musica.

Il disco si apre con un brano tra hard-rock e funky, “Feet Do Not Fail Me”, mentre il successivo “The Way You Used To Do” pare fare il verso agli ZZ-Top, non a caso esso è stato il primo singolo estratto grazie alla sua ballabilità ed alla sua presenza “radiofonica”.  È un disco eterogeneo, nel quale di volta in volta l’hard-rock che scorre nelle vene di Josh e compagni si mescola a vari stili ed espressioni musicali: il primo brano ha influenze decisamente funk; il secondo guarda al blues; “Domesticated Animals” strizza l’occhio al soul ed al rhythm and blues degli anni sessanta; in “Head Like A Haunted House” ritroviamo tracce di puro e divertente rock & roll; “Fortress” ed “Hadaway” si muovono in un territorio più usuale, a cavallo tra rock e pop, mentre “Un-Reborn Again” è caratterizzata da sonorità più punk. Il disco è chiuso, infine, dalle due canzoni più lunghe; la prima “The Evil Has Landed” è più vivace ed irrequieta e per certi versi guarda al passato, ma non ne è una copia sbiadita in quanto è evidente la volontà di dare al brano un ritmo più coinvolgente; la seconda canzone, invece, “Villains Of Circumstance” è decisamente più malinconica, melodica e cupa.

Questo album è, probabilmente, pensato e quindi rivolto ad un pubblico più vasto rispetto al solito; è come se il suono roccioso, grezzo e in alcuni tratti disarmonico dei Queens Of Stone Age, fosse stato ripulito, reso più dolce e lineare, in modo da renderlo di più facile presa su coloro che si avvicinano per la prima volte alle regine. Dal vivo sarà sicuramente un altro discorso. Non siamo agli apici delle divagazioni sonore di “Songs For The Deaf” o del successivo e rinomato “Lullabies To Paralyze”, ma “Villains” è sicuramente un buon lavoro, ricco di spunti e sintetizzatori, interessante per il mescolamento continuo e ricercato di stili differenti, cercando di mantenere, comunque, lo spirito graffiante ed irriverente che ha sempre caratterizzato la band americana.

By | 2017-08-25T13:45:56+00:00 agosto 25th, 2017|MUSICA|0 Comments

About the Author:

Leave A Comment