CONCRETE AND GOLD, Foo Fighters

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CONCRETE AND GOLD, Foo Fighters

I Foo Fighters di Dave Grohl non cambiano la loro pozione vincente, caratterizzata da una buona dose di cattiveria ed incisività. Rock più muscolare, che innovativo; un intelligente e sapiente miscuglio di rumore e melodia che riesce ad accattivare il pubblico sin dal loro ormai lontano esordio nel 1994. “Concrete And Gold” è un disco semplice, ma non banale; si ascolta facilmente e senza intoppi; le canzoni scorrono in maniera naturale e riescono a far presa sugli ascoltatori; sono potenti al punto giusto, ma nonostante tutto, questo nono album della band americana è un album assolutamente prevedibile, in linea con ciò che è stato ideato e proposto nel passato.

Il disco è aperto dalle note acustiche di “T-Shirt” che accompagnano le parole quasi sussurrate da Dave: “non voglio essere re, voglio solo cantare una canzone d’amore / pretendi che non c’è nulla di sbagliato, potrai cantare assieme a me”. In queste parole c’è lo spirito del progetto: essere semplici, fare cose facili che riescano ad entrare nelle menti, ma soprattutto nel cuore degli ascoltatori.

Al brano iniziale segue il veloce e graffiante hardcore-rock di “Run”, che mette immediatamente in chiaro la volontà da parte della band di tener premuto il piede sull’acceleratore. I Foo Fighters sanno alternare luci ed ombre, sono dei maestri nel passare da una vera e propria furia distruttiva ad atmosfere più rassicuranti, diffondendo nel loro background mainstream rock da stadio elementi più acidi e psichedelici, in modo tale da rendere la loro musica eterogenea ed esaltarne i cambi di ritmo e velocità. Rispetto agli album passati si fa sentire la mano del produttore Greg Kurstin (noto per aver lavorato con diversi artisti pop come Pink o Adele, ma anche con artisti rock come Beck o i Red Hot Chili Peppers), capace di esaltare le linee melodiche delle canzoni, senza, però, levigarle troppo.

Altra scelta interessante e commercialmente vincente è stata quella di aver fatto sedere Paul Mc Cartney dietro la batteria nel brano “Sunday Rain”. Non è la sola collaborazione del disco, ma le altre hanno decisamente meno impatto sul sound prodotto dalla band.

“Concrete And Gold” è un buon album rock, da amare o odiare, senza vie di mezzo. È un album fresco, spensierato e moderno che guarda, continuamente, allo spirito irruento ed alle sonorità corpose dei decenni sessanta e settanta. Non pretende di stravolgere la musica e di dettare chissà quali innovazioni tecniche o stilistiche, ma sa utilizzare al meglio ciò di cui dispone: soprattutto chitarre e batteria, feedback e distorsioni, oscillando, senza sosta, tra passaggi più grezzi e spigolosi e passaggi più puliti e lineari. I Foo Fighters guardano ai mostri sacri del passato, alle atmosfere progressive dei Pink Floyd, alle cavalcate rabbiose degli Who o alle armonie degli stessi Beatles, ai quali i Foo Fighters di “Happy Ever After (Zero Hour)” sembrano fare il verso. In effetti lo stesso Dave, nel preannunciare il nuovo album in uscita, aveva parlato di qualcosa che suonasse, contemporaneamente, semplice ed anche spontaneo: un po’ come far suonare Sgt Pepper’s dei Beatles dai Motorhead oppure Pet Sounds dei Beach Boys dagli Slayer. In realtà “Concrete And Gold” non ha, ovviamente, la forza dirompente, soprattutto dal punto di vista innovativo, che hanno avuto gli album dei Beatles e dei Beach Boys, la cui influenza sulle generazioni successive di musicisti è innegabile. Questo album non contiene in sé alcun elemento equiparabile ad un passo in avanti nella storia della musica rock, ma resta un album dannatamente coinvolgente, pieno di riff veloci e sana voglia di divertirsi e guardare, consci della lezione del passato, al nostro futuro con fiducia.

By | 2017-09-21T18:08:24+00:00 settembre 21st, 2017|MUSICA|0 Comments

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