MONOLITHIC ELEPHANT, Monolithic Elephant

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MONOLITHIC ELEPHANT, Monolithic Elephant

“Monolithic Elephant” è un fiume lento, ma inesorabile di lava psichedelica; è costituito da vigorose ed intense distorsioni, da feedback e reverberi crudi e massicci, che indagano su questo nostro mondo, sul caos e sul disordine che sembrano dominare la vita degli esseri umani.
Il disco oscilla tra ambientazioni sonore più classiche, vicine al progressive rock, che guardano soprattutto al passato glorioso degli anni settanta e le attuali sonorità hard-rock, alternative e post-rock.
I sei brani di questo album d’esordio sono estremamente dinamici e liberi nell’esprimere il proprio messaggio, senza essere schiavi del mainstream e di scelte di carattere puramente commerciale o radiofonico. Le canzoni sono caratterizzate, infatti, da continui cambi di ritmo e di tono e riescono a suscitare vividi e genuini stati emotivi fortemente differenti e contrastanti tra loro: inquietudine e serenità, forza e paura, impeto e dolcezza, voglia di evasione e desiderio di ritrovare le proprie origini.
I singoli ascoltatori, una volta immersi in questo flusso continuo ed imprevedibile di suoni diversi, possono lasciarsi trasportare, in base alle proprie esperienze, ai propri bisogni ed alla propria sensibilità: nulla viene impedito, non ci sono limiti alla fantasia ed alla voglia di creare; il progressive rock dei Monolithic Elephant è in grado di abbattere qualsiasi porta, di muoversi tanto in un solitario ed inospitale deserto, quanto nelle caotiche ed affollate metropoli moderne e di trasformarsi nella colonna sonora delle nostre esistenze, dei nostri affanni e delle nostre speranze.
È un disco massiccio e molto coeso, nonostante la ricchezza e la variabilità dei suoni e delle scelte stilistiche adottate. Si respira una grande voglia di sperimentare e di scoprire nuove strade da percorrere musicalmente. Il trio guarda ai grandi album progressive rock del passato: alle atmosfere oniriche e sognanti di Syd Barrett, alle divagazioni sonore dei pinkfloydiani “Meddle” o “Ummagumma”; alle sferzanti cavalcate elettriche dei Led Zeppelin; alla tenebrosa e infuocata dimensione in cui si erano rifugiati i Black Sabbath. Allo stesso tempo, però, gli Elefanti Monolitici esprimono sé stessi, la propria spiritualità, il proprio gusto musicale, le loro esperienze ed i loro studi.
Avevano dinanzi a loro una tela completamente bianca e l’hanno riempita a modo loro, con i colori della loro musica e della loro anima. Le reminescenze seventy, il brutale stoner rock degli anni novanta o le atmosfere estremamente rarefatte dell’attuale post-rock, si sono fuse nelle loro menti per dare vita ad un suono nuovo ed interessante. Sei brani, per più di un’ora di musica, che si lasciano consumare con piacere, che non stancano, nonostante la loro lunghezza e che, ad ogni ascolto, possono rapire l’ascoltatore e portarlo ad esplorare lande completamente nuove del proprio spirito.

By | 2017-10-04T08:56:45+00:00 ottobre 4th, 2017|MUSICA|0 Comments

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