CHANGES, Nordgarden

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CHANGES, Nordgarden

“Changes” è un album intriso di dolcezza e malinconia, suonato e cantato su una strada polverosa ed anonima d’America, sotto un immenso cielo azzurro, nel bel mezzo di uno sconfinato deserto; una strada che punta dritta alle nostre anime, nella migliore tradizione folk e blues d’oltreoceano.

La cosa interessante, però, è che questo album non nasce negli States, bensì proviene dalla Norvegia, un’altra terra caratterizzata da panorami suggestivi e mozzafiato, che ben si prestano ad accompagnare le nostre riflessioni più intime, quelle che mettono a nudo tutte le nostre paure e le nostre incertezze, i nostri desideri e il nostro carattere.

Traendo spunto dalle sue origini nordiche e facendo leva sui suoi gusti e sulle sue conoscenze musicali, Nordgarden ha saputo sapientemente intrecciare folk e country, blues e soul, dando vita ad un disco originale che guarda sia ai grandi spazi ed alla tradizione blues-rock americana, che ai fiordi ed alle montagne innevate della terra dei Vichinghi.

“Changes” è un lavoro che si sviluppa su un piano duplice, perché i nostri cambiamenti ed il nostro approccio alla vita è sempre duplice. Da un lato è un disco intimo e familiare, molto introspettivo e fragile, che guarda a ciò che accade dentro di noi, a quelle che chiamiamo le nostre emozioni. Allo stesso tempo è un album gioviale e divertente che tenta di guardare il mondo esterno e le persone con una certa dose di positività. Ci sono inviti espliciti al viaggio ed alla scoperta del bello, ovunque esso si trovi.

Il disco è ben mixato, non ci sono particolari innovazioni stilistiche, in tal senso è un lavoro classico adatto ai tempi moderni. Probabilmente è proprio questa serenità contrapposta alla frenesia ed agli affanni delle nostre vite che rendono queste canzoni piacevoli. Il disco, infatti, si lascia ascoltare senza intoppi, dalla prima all’ultima traccia, grazie sia all’abilità tecnica dei musicisti, che ad un ottimo lavoro sui suoni, che non sono mai eccessivi. Ogni singola nota è esattamente dove deve trovarsi e ciò rende il tutto molto fluido ed omogeneo.

Nordgarden ha guardato, probabilmente, ad artisti importanti come Neil Young o Jeff Buckley, senza intimorirsi dinanzi ai mostri sacri della tradizione rock-blues a stelle e strisce, ma l’ha fatto senza stravolgere il suo stile, non cercando di nascondere i suoi limiti. L’approccio è avvenuto con un tocco leggero che non snaturasse il suo modo di esprimersi e trasmettere al pubblico le sue emozioni. “The Storm” ne è un esempio evidente; è la voce, infatti, di colui che cerca di far toccare con mano agli altri le proprie difficoltà, le proprie ansie e le preoccupazioni che gli impediscono di godersi la vita. È il suo cuore ad essere in balia della tempesta; una tempesta che non può essere più evitata, è necessario affrontarla senza pregiudizi e prendere le proprie decisioni, anche se saranno dolorose per noi stessi e per chi ci è vicino, perché questo è l’unico modo per fare tesoro delle esperienze vissute, nel bene e nel male e diventare così una persona migliore.

By | 2017-10-12T17:29:13+00:00 ottobre 12th, 2017|MUSICA|0 Comments

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