TURN OUT THE LIGHTS, Julien Baker

//TURN OUT THE LIGHTS, Julien Baker

TURN OUT THE LIGHTS, Julien Baker

In questo secondo album, “Turn Out The Lights”, la cantautrice americana pone a sé stessa ed agli ascoltatori domande che, probabilmente, tutti nella vita prima o poi saremo costretti a farci: meritiamo questa esistenza? Stiamo facendo abbastanza? Julien si rivolge ad un ipotetico “tu” che, di volta in volta, a seconda dei passaggi, può essere un semplice compagno di strada, l’amore della propria vita o Dio.

Tutto ruota attorno alla sua voce intensa, alle chitarre ed al pianoforte. Ma al di là della melodia e della dolcezza ci sono ferite aperte e sconfitte, un forte malessere che sfocia nell’impotenza e nella tristezza. Più provo a nuotare, più sprofondo velocemente, canta Julien nel brano “Sour Breath”.

Ma la frustrazione non è solo spirituale può trasformarsi in qualcosa di fisico e debilitante come in “Televangelist”, soprattutto quando le nostre emozioni sono canalizzate nel modo sbagliato. Viviamo in una società che ci vuole, a tutti i costi, ottimisti e molto spesso gli stessi artisti mettono in musica frasi fatte che stridono con ciò che, invece, è la vita reale ed appaiono perciò solo inutili ed opportuniste (“Appointments”). Di conseguenza è preferibile accettare e vivere con i propri terribili demoni. Dare loro voce è il modo migliore per trovare la serenità.

Julien si sofferma anche sullo show business, sui suoi ritmi e le sue regole (“Happy To Be Here”), che umiliano le persone valutando ogni loro azione, ogni singolo verso, ogni singola nota solo dal punto di vista commerciale, senza preoccuparsi minimamente di comprenderne il messaggio, il significato e lo spessore emotivo.

Ancora una volta Julien Baker, con la sua voce cristallina ed il suo passato difficile, non ha paura di scavare nella sua personalità, di affrontare, attraverso lo specchio della sua anima, il rapporto con Dio e la religione, con l’amore e la sessualità, la paura di perdersi e non farcela, la rabbia per la sconfitta e il timore finale di restare soli per sempre.

“Tu sei tutto ciò che voglio ed io sono tutto ciò che temi”, canta Julien in “Shadowboxing”, quasi a volersi prendere il suo spazio e a sottolineare il fatto di esistere, incurante dei facili ed ipocriti giudizi esterni, avendo fatto tesoro delle proprie esperienze e senza spaventarsi per ciò che potrà riservarle il futuro. È ovvio che il passato, con le sue sofferenze e le sue dipendenze, non sarà mai cancellato, ma può essere l’occasione per un altro album, il secondo, capace ancora una volta di indagare sulle nostre e sulle sue debolezze e fragilità umane. La cosa importante è non aver mai paura di affrontare sé stessi e di accettarsi per come si è.

By | 2017-10-29T18:10:56+00:00 ottobre 29th, 2017|MUSICA|0 Comments

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