PUNK-O-RAMA, vvaa

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PUNK-O-RAMA, vvaa

Se avete avuto venti e passa anni tra il 1994 ed il 2005 ed avete vissuto il revival del punk che infiammò quei giorni lontani, vi sarà passata, probabilmente, tra le mani almeno un’edizione delle compilation “Punk-O-Rama”. Fu un’idea della Epitaph, l’etichetta californiana del chitarrista dei Bad Religion, Brett Gurewitz, quella di realizzare una raccolta, da vendere a prezzo più basso rispetto ad un normale album, in maniera tale da promuovere e far conoscere al pubblico le band punk-hardcore che l’Epitaph stessa aveva sotto contratto. Stiamo parlando di gruppi del calibro dei Bad Religion, dei NOFX, dei Rancid, dei Pennywise, degli Offspring, degli Agnostic Front, dei Dropkick Murphys ed anche di artisti di diverso genere come Black Keys o Tom Waits. 

Il vero punk, quello originario del biennio 1976-77, aveva in sé due forti e netti elementi di protesta e ribellione: il primo contro la società bigotta e perbenista dell’epoca ed il secondo contro la stessa industria musicale e le band che ne facevano parte. Nonostante i gruppi punk non riscossero, all’epoca, grandi successi commerciali (esclusa la Gran Bretagna), essi riuscirono, comunque, a cambiare profondamente la storia del rock ed il modo stesso di fare e proporre musica.

Prima di allora un concetto quale quello del “do it yourself”, che oggi ci appare scontato, sarebbe stato impossibile da proporre, far comprendere e soprattutto far digerire a generazioni intere di appassionati e di musicisti, cresciuti con giganti del palcoscenico quali gli Yes o i Genesis, i Led Zeppelin o i Pink Floyd.

Ma dopo il 1977 il mondo della musica cambiò completamente.

Il punk degli anni novanta non fu una rivolta contro la società; non fu una rivolta contro il music business; le band che ne facevano parte, inoltre, riuscirono ad ottenere ottimi riscontri commerciali. Nonostante tutto, però, esso non può essere archiviato come una semplice moda del momento o come la necessità da parte di ragazzini viziati di sentirsi “diversi” e “sovversivi”.

Il punk revival degli anni novanta fu, probabilmente, il primo movimento musicale capace di sfruttare a proprio vantaggio i media: dal boom delle televisioni e delle radio commerciali, alla diffusione su scala sempre più larga di internet. Esso venne trattato, all’epoca, con troppa supponenza e troppa superficialità da parte degli esperti del settore e di coloro che in quegli anni erano già negli “anta”, ma è impossibile negarne il fascino mediatico, nonchè la capacità di sfruttare le nuove tecnologie e le nuove piattaforme che si stavano pian, piano diffondendo nel mondo.

In realtà il punk non era mai morto, band hardcore-punk continuavano imperterrite a fare musica dalla fine degli anni settanta. Basti pensare, ad esempio, ai Bad Religion che esistevano dai primissimi anni ottanta; per non parlare poi di gruppi storici come i Dead Kennedys, gli SNFU (presenti anche nelle compilation Punk-O-Rama), i Social Distortion o gli Husker-Du, tanto cari a Kurt Cobain.

Non si può dire che queste band non avessero uno spirito critico o non fossero in grado di esprimere un ben definito pensiero politico. Basti citare, a tal proposito, personaggi come Jello Briafra dei Dead Kennedys, Greg Graffin e Brett Gurewitz dei Bad Religion, Fat Mike dei NOFX o Tim Armstrong dei Rancid.

Quando, però, formazioni come i Green Day o gli stessi Offspring irruppero prepotentemente su MTV con il loro punk melodico ultra-veloce, ai critici ed ai puristi non sembrò vero poter sputare su tutto ciò che suonasse più o meno punk. Si parlò, ad esempio, in modo sprezzante e riduttivo, di “McDonald’s punk”, proprio per evidenziare come si trattasse di qualcosa di estremamente finto, commerciale e borghese. Non ci fu né la forza, né la volontà di fare dei distinguo, di andare oltre le facili apparenze. In fondo sarebbe bastato semplicemente respirare le atmosfere hardcore di New York o Boston per rendersi conto di ciò che stava succedendo.

Oggi, se ascoltiamo una delle dieci compilation Punk-O-Rama non possiamo che riconoscere la forza di quella musica irriverente e veloce, capace di essere sia divertente e solare, che impegnata e rabbiosa.

C’erano spazi da conquistare, barriere da superare, ma c’era anche parecchia fiducia nel futuro. Le generazioni attuali possono avere ancora la stessa fiducia?

By | 2017-11-17T07:32:30+00:00 novembre 17th, 2017|CENTRIdiGRAVITA'|0 Comments

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