THE DUSK IN US, Converge

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THE DUSK IN US, Converge

“Sono le guerre che non combattiamo che mantengono vivo l’amore”, canta Jacob Bannon in questo nono disco dei Converge. Un lavoro meno personale, ma più rivolto al mondo esterno, ai tempi instabili e incerti in cui siamo costretti, spesso, a sopravvivere. Il tema portante è che l’inferno è perennemente dietro l’angolo, sta a noi prendere la decisione giusta. Il brano “Arkhipov Calm”, infatti, si riferisce all’ufficiale sovietico Vasili Arkhipov, che nel 1962, durante la crisi missilistica cubana tra Stati Uniti ed Unione Sovietica, decise di schierarsi contro l’uso delle armi. Quella sua decisione evitò la catastrofe e salvò il mondo dalla probabile distruzione.

“The Dusk In Us” non è chiuso tra le mura domestiche, va aldilà dei piccoli tradimenti, delle frizioni e dei rapporti personali. Bannon affronta ferite sociali come il ricorso insensato alla violenza, anche da parte di coloro, come i poliziotti, che dovrebbero, invece, proteggere i più deboli ed indifesi e garantire pace e giustizia. È assurdo l’utilizzo che si fa in America delle armi da fuoco. I Converge, infatti, invitano a seppellire le proprie pistole, a dare più importanza alla vita, a scegliere la strada dell’intelligenza per risolvere le dispute. “Non mi serve un elmetto, se io ho un cuore”, recitano le parole di “Under Dress”.

Musicalmente le atmosfere sono quelle dure del metalcore, a cavallo tra punk-hardcore e death metal. I testi di Bannon sono più maturi e consapevoli, mentre le tematiche affrontate rendono il lavoro oscuro, inquieto ed arrabbiato. La rabbia, però, non è fine a sé stessa, è incanalata in qualcosa di positivo: la volontà di costruire un futuro migliore e di sensibilizzare le persone, perché la salvezza non può nascere dall’esterno, non può essere imposta o esportata da chicchessia, ma può realizzarsi solo a seguito di un faticoso e difficile processo di crescita interiore. Dobbiamo convincerci che il nostro scopo è quello di lasciare un mondo migliore a coloro che verranno dopo di noi, a quelli che oggi sono solo dei bambini. La voce è volutamente più pulita, rispetto agli album precedenti, perché l’intento della band è quello di rendere semplice, diretto e fruibile il proprio messaggio, ma ciò non toglie assolutamente potenza al loro sound: il basso resta muscoloso e le chitarre sono sempre impetuose ed aggressive. Per i Converge il tempo del tramonto è decisamente ancora lontano. “Let The Dusk In Us” è un disco interessante e carico di contenuti;  allo stesso tempo, sa essere brutale e violento, ma anche poetico ed ispirato. I Converge dimostrano di saper dosare le proprie forze, possono essere sì selvaggi e furiosi, ma sanno essere anche estremamente puliti e lineari.  

By | 2017-11-18T08:51:25+00:00 novembre 18th, 2017|MUSICA|0 Comments

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