‘O CUNTO E ‘A ‘MBASCIATA, Cattivo Costume

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‘O CUNTO E ‘A ‘MBASCIATA, Cattivo Costume

“ ‘O Cunto e ‘A ‘Mbasciata” è il nuovo lavoro dei Cattivo Costume. La storia è la memoria di un popolo – sosteneva Malcom X – e senza memoria gli uomini si riducono al rango di animali inferiori. “ ’ A guerra d’e poveri”, il primo brano dell’album, esprime questo concetto in maniera netta e chiara. Dobbiamo riappropriarci della nostra storia, ma anche delle nostre tradizioni, perché solo in questo modo possiamo capire chi siamo oggi e cosa vogliamo dal futuro.

Il passato è conoscenza e senza passato non potremo mai avere un futuro migliore, non potremo mai sentirci parte di una comunità, non potremo mai custodire quella che è la più grande ricchezza di cui disponiamo: la nostra Terra.

La ricerca che i Cattivo Costume compiono nei suoni, nelle usanze e nelle tradizioni dell’Italia Meridionale, non è fine a sé stessa. Non ci troviamo dinanzi ad un semplice e scontato tentativo di riproporre gli antichi canti popolari. L’obbiettivo di Marco Milone e Roberta Izzo è quello di analizzare ciascun elemento del passato, di impossessarsi della sua essenza, di attualizzarlo e trasformarlo in una chiave di lettura del tempo presente.

Da un punto di vista musicale, quindi, le sonorità della tradizione si mescolano ad elementi rock ed elettronici. Echi, riverberi, distorsioni stravolgono il passato e lo fanno rinascere a nuova vita. Ed è così che possiamo scoprire quanto quegli antichi racconti, quelle ambasciate sussurrate sotto voce, accato al fuoco, durante le fredde notti d’inverno, siano parte di noi stessi e possano divenire sostegno nelle nostre giornate caotiche e affannose.

I Cattivo Costume pongono al centro del loro interesse l’uomo, le sue paure, le sue responsabilità ed il suo difficile e contraddittorio cammino verso la salvezza e la redenzione. Gli uomini nascono liberi, ma spesso sono i loro stessi simili a ridurli in schiavitù, a costringerli ad affrontare guerre infinite e senza speranza, a renderli indifferenti ed assuefatti al dolore.

Una catena invisibile ci rende insensibili alla sofferenza, preferiamo voltarci dall’altro lato e far finta di nulla, pensando che questo sia l’unico modo possibile per preservare quel poco che crediamo di possedere. Probabilmente se non ci sentissimo così soli, se potessimo fare fronte comune, se oggi il nostro numero fosse dieci e domani divenisse cento e poi mille e così via, allora la nostra voce potrebbe risuonare sempre più forte e potremmo rivendicare tutto ciò che è nostro e che ci appartiene. Spesso, però, ci riduciamo al silenzio e facciamo finta che non sia successo niente, ignoriamo la realtà e ci costringiamo all’immobilità, priogionieri di un sonno senza fine. In questo modo, però, non viviamo, ma ci limitiamo semplicemente a sopravvivere, a rinunciare alla speranza, all’amore, alla rabbia ed alla stessa follia che, sovente, ci spinge a lottare per un mondo migliore, nel quale più nessuno sia costretto a rimanere senza la propria Terra, senza la propria storia, senza i propri sogni.

By | 2017-11-21T17:18:38+00:00 novembre 20th, 2017|MUSICA|0 Comments

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