DOWN, WICKED & NO GOOD, In Flames

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DOWN, WICKED & NO GOOD, In Flames

La band metal svedese, oltre ad apprestarsi a breve ad intraprendere un tour assieme ai Five Finger Death Punch e ai Of Mice And Men, ha recentemente pubblicato un EP, “Down, Wicked & No Good”, con il quale intende rendere omaggio ad alcuni dei propri idoli artistici.

Ciò farà sicuramente storcere il naso ai puristi, ma perché gli In Flames avrebbero dovuto rinunciare a questo loro desiderio? È sempre un grave errore quando si pensa che il panorama musicale sia costituito da compartimenti stagni, nettamente separati tra loro; in realtà c’è osmosi tra i diversi mondi, vi è un continuo scambio di esperienze ed interazioni, che non possono che fare bene alla musica, qualsiasi sia il nostro genere di riferimento. Death metal incluso.

L’EP è aperto da una cover dei Depeche Mode, “It’s No Good”; la band svedese ha dichiarato di essersi sempre ispirata alle melodie oscure ed elettroniche dei Depeche Mode. Ed in effetti questo brano viene riproposto con naturalezza, è come se avesse fatto parte da sempre del repertorio degli In Flames, che lo rendono ancora più minaccioso ed oscuro, esaltandone lati i lati più nascosti e misteriosi ed arricchendolo di riff di chitarra melodici e potenti.

Il secondo brano proposto è “Down In A Hole”, classico degli Alice In Chains e vero e proprio anthem generazionale. Ancora una volta gli In Flames scelgono una gemma oscura, di cui cercano di esaltarne il contenuto malinconico e doloroso. La canzone è sentita, le parole scivolano via con sofferenza, dando vita ad un intenso ed toccante omaggio al grande Layne Staley.

Segue poi “Wicked Game”, canzone di Chris Isaak, inserita in diverse colonne sonore e resa celebre dal sensuale video in cui compaiono lo stesso artista e la modella Helena Christensen. Gli In Flames riescono a dare verve e spessore ad un banale brano pop, commerciale e scontato; la canzone, infatti, viene caricata di melodie spettrali, mentre il pianoforte da vita a passaggi inquieti e la canzone suona come un viaggio nella nostra intimità, nelle nostre fragilità e nei nostri ricordi più dolorosi.

L’ultimo brano dell’EP è registrato in versione live e si tratta di “Hurt” dei Nine Inch Nails, che gli In Flames ripropongono, in verità, con un certo timore reverenziale; in effetti questa è la canzone in cui tendono ad essere più fedeli alla versione originale. Una buona cover, un degno omaggio ad un immenso artista come Trent Reznor, ma nulla di più. Nessuno spunto originale.

Una ventina di minuti di buona musica, ma niente di particolarmente innovativo. Ascoltare gli In Flames approcciare a dei mondi così diversi dal proprio – dall’elettronica al pop, dal grunge all’industrial – resta, comunque, un’esperienza curiosa ed interessante, ma è indubbio negare che, come sempre avviene, operazioni di questo tipo sono anche accompagnate da un ritorno di tipo economico. Magari l’omaggio ai loro idoli sarebbe stato più sincero se l’EP fosse stato distribuito gratuitamente, almeno nella sua versione digitale. Ma stiamo auspicando qualcosa che oggi accade sempre più raramente: tutto, infatti, è valutato e deciso tenendo conto soprattutto del suo valore finanziario e dei possibili margini di guadagno. Il mondo della musica non fa, ovviamente, eccezione.

By | 2017-11-21T16:53:00+00:00 novembre 21st, 2017|MUSICA|0 Comments

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