THE MORAL CROSSING, Autobahn

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THE MORAL CROSSING, Autobahn

“The Moral Crossing”, il secondo album della band inglese degli Autobahn, ruota attorno alle sonorità oscure e malinconiche che caratterizzarono i primi anni ottanta. Il gruppo di Leeds, che già nel nome scelto tributa la propria ammirazione per le atmosfere cosmiche, cupe ed oniriche dei Kraftwerk e di altre celebri band kraut-rock, da vita a dieci brani i cui tratti distintivi sono le chitarre pulite e vibranti, una batteria semplice e pulsante ed una linea di basso inquieta ed accattivante.

Gli Autobahn si lasciano ispirare e coinvolgere dal movimento post-punk e dalle tematiche tanto care a gruppi quali i Depeche Mode, i Sisters Of Mercy o i Joy Division. L’essere umano è una creatura di per sé fragile; ha bisogno dei propri simili; sente la necessità di costruire dei legami affettivi. La società moderna, invece, con il suo forte materialismo e le sue logiche consumiste, tende ad esaltare la competizione, l’egoismo, l’invidia ed il desiderio di sopraffare il prossimo. Ciò conduce verso un mondo sempre più desolato e sterile, in cui siamo sempre più soli, impotenti ed indifesi. Lo spirito di Ian Curtis e di “Unknown Pleasures” è ancora vivo e vegeto ed avvolge questo disco con il suo romanticismo decadente.

Gli Autobahn hanno costruito il proprio studio di registrazione da zero ed hanno scelto, non a caso, come propria casa il quartiere a luci rosse di Leeds, un luogo di passione e di peccato, di solitudine e di violenza. Ed il rosso è, infatti, la tinta che domina l’album degli Autobahn: la bellezza del mondo circostante è perennemente turbata dal dolore e dalla rabbia, dalla brutalità e dalla follia. Siamo in bilico ed ogni momento può risultare fatale. La farfalla rossa rappresentata in copertina è, allo stesso tempo, l’emblema dell’armonia e della grazia, ma è anche una creatura estremamente gracile e delicata, incapace di combattere la cieca furia, l’aggressività e la prepotenza che regnano oggi nel mondo.

“The Moral Crossing” non è solo uno sguardo sul passato, un mero tentativo di riproporre le sonorità post-punk dei Joy Division, ma è anche la descrizione accurata di un mondo, il nostro, che sta finendo. È la colonna sonora ideale per i paesaggi post-industriali che caratterizzano le periferie abbandonate di tante nostre città: fabbriche sventrate, capannoni devastati, torri d’acciaio che svettano solitarie sullo sfondo di un cielo grigio. Un grigiore che si respira nell’aria e che ti penetra nell’anima trasformandosi in insofferenza, malessere, sconforto. Ma una volta che si tocca il fondo, non si può che risalire. E la rivalsa sta proprio nelle cose più semplici, come, appunto, il volo d’una farfalla.     

    

By | 2017-12-05T09:47:50+00:00 dicembre 5th, 2017|MUSICA|0 Comments

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