2017, UN ANNO DI “ROBA” ITALIANA

//2017, UN ANNO DI “ROBA” ITALIANA

2017, UN ANNO DI “ROBA” ITALIANA

Quando l’anno sta per finire si pensa a cosa ci ha lasciato, di buono e cattivo; si pensa a quelle serate che sono durate troppo poco ed a quelle che, invece, sono durate così tanto che pareva non volessero passare mai. È così anche per la musica, alcuni dischi li porteremo con noi per sempre ed altri, invece, li abbiamo scordati già. Questa lista racchiude dieci, tra gli album italiani che il Parco Paranoico ha recensito in questo 2017, che ci hanno particolarmente affascinato. L’ordine è quello di una playlist, non c’è né un primo, né un ultimo posto. Ci sono solo la nostra passione per la musica, la voglia di scoprire ed il desiderio di imparare; ogni giorno, senza preoccuparsi se sia il primo o l’ultimo dell’anno.

[“Rancho Bizzarro”, Rancho Bizzarro] – I quattro hermanos ci trasportano in un mondo selvaggio e brutale. Un mondo nel quale la natura domina con tutta la sua forza devastante. Deserti immensi, montagne rocciose, praterie sconfinate, panorami incredibili che sono capaci di spezzarti il fiato con la loro bellezza, ma che, contemporaneamente, ci fanno comprendere quanto sia piccolo ed insignificante l’essere umano, quanto siano inutili e superficiali i suoi affanni, soprattutto se rivolti al banale accumulo di beni materiali superflui. Basterebbe davvero poco per spazzarci via per sempre e distruggere tutto quello che abbiamo faticosamente costruito.

[“Austerità”, Spartiti] –  Le parole scivolano via con facilità, seguendo il loro filo invisibile che parte da quel mondo lontano; quel mondo “fogazzaro” ed oramai sempre più irraggiungibile ed arriva dritto nei nostri cuori, sempre più frastornati, confusi e distratti. Affoghiamo nella paura di perdere quel poco che abbiamo e di ritrovarci soli a morire in questo immenso niente che chiamiamo “casa”, “stato”, “partito”, “lavoro”, “famiglia”, “sanità”, “scuola”, “società”, “pensioni”, ma in realtà ci stanno portando via tutto. L’unica giustizia sociale che comprendono è quella del machete.    

[“8”, Ufomammut] – Un viaggio di conoscenza, ma anche un viaggio maligno che riapre ferite che credevamo si fossero rimarginate e che, invece, provocano ancora straniamento, dolore, sofferenza. È sempre così, è il prezzo da pagare ogniqualvolta l’uomo cerca di trovare delle risposte, non accontentandosi più dei dogmi e dei postulati imposti dall’alto. Un percorso appagante, ma pericoloso, che potrebbe condurci alla salvezza o alla chiusura in un’esistenza sterile ed autodistruttiva: l’Uroboro che divora la propria coda rappresenta sia l’infinito, che l’esistenza finita e limitata dell’essere umano.

[“H3+”, Paolo Benvegnù] – L’infinitamente grande dell’Universo e l’infinitamente piccolo di una molecola, lo ione triatomico di idrogeno, la molecola più diffusa nello spazio che separa i corpi celesti. E come trait d’union, troviamo l’uomo, con i suoi sogni e le sue necessità materiali, la sua capacità di fare il bene e di fare il male. Non possiamo e non dobbiamo limitarci ad essere maschere mediocri tra tante altre maschere ugualmente mediocri. Il nostro obbiettivo è quello di liberarci da ciò che ci vincola e ci tiene rinchiusi in questo piano dell’esistenza.

[“Quattro Quartetti”, Emidio Clementi e Corrado Nuccini] – Tutto attorno a noi e dentro di noi muta in continuazione ed il compito dell’uomo è quello di indagare, di conoscere e di viaggiare. Lo stesso nostro tempo non è solo qualcosa da quantificare e misurare, ma è indispensabile curarne anche l’aspetto qualitativo, il quale non ha nulla a che vedere con la sua durata, ma è legato soprattutto alle nostre azioni, al modo con cui lo utilizziamo. L’uomo è perennemente al centro di questo cammino, in perenne equilibrio tra “ciò che avrebbe potuto essere e ciò che è stato”, ma non può fare altro che vivere a pieno il proprio presente, accettare la realtà che lo circonda, non averne paura ed imparare finalmente ad acquistare la consapevolezza di ciò che sta avvenendo nell’istante stesso in cui sta avvenendo perché “solo attraverso il tempo si conquista il tempo”.

[“Tornano Sempre”, Angela Baraldi] – Confondiamo, purtroppo troppo spesso, la resistenza con la resa e così non agiamo; chiudiamo gli occhi dinanzi alle ingiustizie; accettiamo qualsiasi sopruso venga commesso e ci uniformiamo, facendo finta che sia del tutto normale che le cose vadano così, che non potrebbe succedere altrimenti. Ed allora accettiamo, nel nome della paura, le guerre, le disparità sociali, i profughi, i disperati, i poveri, la perdita dei diritti fondamentali; accettiamo qualsiasi cosa, senza proferir parola.

[“Più Niente”, Sula Ventrebianco] – Il tempo e le nostre esistenze sono strettamente intrecciati tra loro, anche se, in un certo senso, essi sono in perenne lotta e contrapposizione: il primo consumerà inesorabilmente le seconde, ma se non vivessimo a pieno il tempo che ci è stato concesso, rischiando anche brucianti sconfitte e cocenti delusioni, è come se non fossimo mai esistiti davvero.

[“Pendolo”, When Due] – Le oscillazioni della vita sono ciò che la contraddistinguono come tale. Le nostre gioie ed i nostri dolori, le nostre vittorie e le nostre sconfitte sono le oscillazioni di un pendolo e quel pendolo è la vita stessa. Hanno bisogno del loro spazio e del loro tempo, perchè nulla può essere ottenuto gratuitamente, nulla può avvenire senza impegno e senza metterci l’energia necessaria. Gli esseri umani non sono fatti per restare immobili entro uno spazio limitato; il movimento e la trasformazione sono strettamente connessi alla vita, così come lo è la musica, con i suoi cambiamenti di ritmo, le sue atmosfere, i suoi passaggi, le sue armonie. Proprio come un pendolo.   

[“Tap Tempo”, Nice] – Kronos è il tempo che scorre, semplice misura delle giornate che compongono le nostre vite. Kairos, invece, esprime la qualità del tempo che abbiamo a disposizione ed è intrinsecamente legato al rapporto che ogni singolo individuo riesce ad ottenere con gli altri e con il mondo circostante. La tensione tra queste due divinità del tempo, tra questi due modi contrastanti di affrontare la vita, caratterizzerà la nostra esistenza. Bisogna riappropriarsi del proprio tempo, in modo tale da riempierlo a proprio piacimento, da condividerlo con i propri affetti, da utilizzarlo per qualcosa che vada aldilà della triplice infausta ed infame legge “produci/consuma/crepa” resa celebre dai CCCP.  

[“Frammenti Notturni”, Unreal City] – Le persone, nonostante tutta la tecnologia che hanno oggi a disposizione, nonostante gli innumerevoli mezzi di comunicazione, sono sempre più sole ed abbandonate a sé stesse. Vi sono ostacoli reali che impediscono agli individui di esprimere ciò che realmente vorrebbero, ma che tendono a veicolare ogni informazione, a controllare ogni nostra emozione. Tanti sono quelli che rinunciano alla vita vera e finiscono per essere intrappolati in una realtà sterile e fittizia. Le nostre città sono dominate dal nero e dal grigio, l’ansia e la sofferenza sembrano avere la meglio su qualunque altro sentimento; è come se vivessimo una notte interminabile, come se una mano invisibile oscurasse la luce del sole e godesse nel tenerci perennemente nell’ombra e nella paura.

By | 2017-12-20T20:36:04+00:00 dicembre 20th, 2017|CENTRIdiGRAVITA'|0 Comments

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