SHINE, Neko At Stella

//SHINE, Neko At Stella

SHINE, Neko At Stella

Come sarà il nostro pianeta dopo che anche l’ultimo essere umano sarà scomparso? Cosa accadrà a tutte le testimonianze del nostro passaggio su questo minuscolo pianetucolo verde-azzurro? Magari accadrà su larga scala ciò che è accaduto nella cittadina ucraina di Pripyat, dopo il disastro nucleare di Chernobyl: alla fine la natura riuscirà a riprendersi dalle immani ferite provocate dall’uomo e riuscirà a riprendere il sopravvento sulla così detta civilizzazione.

In effetti, nonostante le apparenze (il titolo luminoso ed i colori della copertina del disco), i Neko At Stella ritornano con un album inquieto, dal quale si evince una cupa sfiducia nelle scelte e nelle decisioni che vengono prese dall’uomo moderno. Gli interrogativi di “Shine”, la title-track che chiude l’album, sono dolenti come delle ferite aperte che non potranno mai essere rimarginate, perché la società moderna, ormai in balia del culto dell’io e dell’apparenza, risulta essere del tutto insensibile ed indifferente sia alle sorti ed alle condizioni del pianeta, che a quelle delle masse senza diritti, che continuano ad essere sfruttate affinché quella minoranza che detiene gran parte delle ricchezze della Terra possa continuare ad averne e sperperarne sempre più.

Il trio chitarra/batteria/tastiere guarda sia alle proprie viscerali origini blues, che alle sonorità dolenti e irrequiete che oggi a molti piace definire come desert rock. In fin dei conti, però, i Neko At Stella non fanno altro che creare un suono proprio e trasversale che fonde, riplasma e da nuova vita ad elementi hard blues, psichedelici e post-grunge. Vi sono, allo stesso tempo, sia passaggi lenti ed onirici, che improvvise accelerazioni psicotiche che sembrano voler riportare l’essere umano alla sua condizione originaria di purezza.

La band fiorentina non guarda, comunque, solo al futuro post-apocalittico del nostro pianeta, ma affronta anche problematiche sociali attuali. Possono cambiare le epoche storiche, i nomi o i luoghi, ma gli uomini continuano a mettere in pratica la medesima suddivisione: da un lato ci sono i vincitori, i carnefici, i padroni, i potenti e dall’altro lato una massa enorme di vinti, di vittime, di servi, di gente debole ed indifesa. La storia, in fondo, è sempre la stessa: tenere le persone disunite tra loro, metterle le une contro le altre, spingerle ad avere paura di tutto ciò che appare inusuale o diverso, in maniera tale da renderle sempre più deboli e di conseguenza controllabili. ­­

I Neko At Stella sanno guardare ai Kyuss ed agli Stooges, ai Soundgarden ­­ed a Nick Cave, ma lo fanno aprendo una propria strada. Una strada che li rende tanto ipnotici e riflessivi, quanto rabbiosi ed incisivi. Sono riusciti a mettere su un disco la condizione attuale dell’uomo moderno: una creatura che continua a fuggire senza riuscire a trovare la pace. Questa inquietudine si trasforma in energia creativa: la musica non può risolvere i problemi, ma può fare in modo che le persone comuni si pongano delle domande sulla propria esistenza, si chiedano perché continuino ad affannarsi inutilmente per possedere oggetti del tutto inutili e superflui, mentre, dall’altra parte del mare, un numero immenso di persone non abbiano assolutamente nulla e siano pronte a tutto, anche a perdere la propria stessa vita e finire sul fondo del Mar Mediterraneo, pur di avere una sola briciola di ciò che noi gettiamo via ogni giorno.

Nel panorama abbastanza piatto e prevedibile della musica italiana, i Neko At Stella rappresentano una eccezione: non si nascondono nelle solite stanze colme di banalità e riferimenti colti che piacciono tanto ai nostri finti bohemien moderni, ma si incamminano su un percorso impervio ed ostico, nel quale la musica deve avere la forza e l’intensità di raccontare la solitudine, la sconfitta, la paura e persino la morte. È questo il deserto che ha scelto di attraversare il trio fiorentino e noi con loro.

      

By | 2018-01-02T13:34:06+00:00 gennaio 2nd, 2018|MUSICA|0 Comments

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