MY BODY MY TIME, Hornwood Feel

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MY BODY MY TIME, Hornwood Feel

Gli Hornwood Feel pubblicano il loro terzo album: “My Body, My Time”. Si tratta di un lavoro compatto, che predilige le parti pulite su quelle più ruvide e gutturali, senza rinnegare, però, l’indole black metal della band italiana, ma tentando di aprirsi a sonorità e tecniche provenienti da mondi diversi. Nonostante, infatti, si tratti di un lavoro oscuro e viscerale, caratterizzato da una batteria potente e riff di chitarra aggressivi, gli Hornwood Feel non hanno paura di contaminare il proprio sound originario con elementi più eterei, riflessivi e melodici.

Già nel trittico di canzoni iniziali, è evidente come l’intenzione del gruppo sia quella di affiancare alle tipiche velocità e brutalità black metal, dei passaggi più vicini alla psichedelia, al progressive metal ed al post-rock, senza che questa scelta sfiguri il lato cupo e tagliente dei brani. Anzi, esso ne risulta, alla fine di questo processo sperimentale, rafforzato, proprio grazie ai cambi di ritmo ed alle contrastanti atmosfere. Lo stesso discorso è possibile farlo anche per la cruda ed inquietante “The  Livid Body”, nella quale sono ancor più evidenti e marcate le influenze progressive metal; per un attimo sembra che il mondo, di cui siamo parte, rallenti; si fermi con il fiato sospeso, per poi esplodere, nuovamente, in riff sempre più energici e massici; è come se un denso ed inarrestabile fiume di lava prendesse via, via sempre più velocità, distruggendo tutto ciò che incontra sul proprio cammino.

Probabilmente i puristi e gli amanti delle voci growl e scream, storceranno il naso con disappunto dinanzi alle scelte stilistiche compiute dal duo, ma è innegabile che la band italiana abbia compiuto un buon lavoro nell’intento di fondere lo scheletro black metal alla base del proprio sound, non solo con elementi progressive metal e psichedelici, ma anche con un approccio sonoro tipico dell’hardcore. Tutto ciò è avvenuto non disconoscendo le proprie origini, ma cercando di allargare i propri orizzonti e di dare vita ad un disco originale ed interessante, che fosse anche estremamente solido e potente. È vero, hanno rinunciato alle parti vocali gutturali, ma la loro musica non è diventata meno incisiva e meno rabbiosa, pur aprendosi ad atmosfere maggiormente oniriche e melodiche, a cambi di ritmo ed a linee ritmiche completamente estranee a ciò che è considerato di chiara matrice black metal.

L’ultimo brano del disco, “Hidden Land”, riesce perfettamente a trasmettere all’ascoltatore angoscia e paura nei confronti dell’oscurità che sembra esser sul punto di divorare completamente il nostro mondo, ma, lo fa con un incedere epico e maestoso, tipicamente progressive ed epic metal, che, comunque, dona alla canzone un vigore ed una capacità ancora maggiori nel raggiungere il cuore e la mente dei propri ascoltatori. “My Body, My Time” ha, nonostante le sue apparenti e indiscusse solidità e forza e nonostante l’oscurità che sembra voler avvolgere ogni canzone, parecchi angoli celati caratterizzati da luce e melodia inattese; non ci resta, dunque, che scoprirli.

By | 2018-01-08T20:58:35+00:00 gennaio 8th, 2018|MUSICA|0 Comments

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