IT IS PREFERABLE NOT TO TRAVEL WITH A DEAD MAN, Alberto N. A. Turra

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IT IS PREFERABLE NOT TO TRAVEL WITH A DEAD MAN, Alberto N. A. Turra

Aldilà della citazione dello scrittore surrealista Henri Michaux, il titolo di questo nuovo album di Alberto N.A. Turra, “è preferibile non viaggiare con un uomo morto”, è strettamente ed intimamente legato al contesto in cui il disco stesso è stato realizzato. Dopo il complesso album “Filmworks”, che ha impegnato diversi musicisti, Alberto ha intrapreso un tour singolare, nel quale, spesso, si è esibito da solo o in compagnia di qualche conoscente o di qualche amico di passaggio, come il contrabbassista Riccardo Barbera.

Trattandosi di una tourné, è naturale, quindi, il riferimento al viaggio, agli spostamenti continui e, in un certo senso, ad una stimolante e divertente situazione di precarietà itinerante. Ma un altro aspetto strettamente connesso al viaggiare è, ovviamente, quello della conoscenza, riferita non solo a luoghi geografici o ad aspetti della cultura locale, ma connesso anche e soprattutto alle persone. Viaggiare diventa un’esperienza completa se ci permette di rapportarci non solo con noi stessi, scoprendo aspetti del nostro carattere e capacità che non sapevamo neppure di possedere, ma se ci consente di farlo anche con gli altri, stringendo nuove amicizie o rafforzando quelle vecchie.

Sin dal primo brano dell’album, “Black Madonna”, è possibile toccare con mano l’intimità di questo lavoro, la bellezza e le difficoltà del viaggio; è possibile respirare le atmosfere dei luoghi, a volte insoliti, in cui Alberto si è esibito. Si tratta di un blues malinconico che ci resta dentro, come un ricordo a cui teniamo particolarmente; è vero, è malinconia, ma senza pesantezza, c’è la consapevolezza di aver avuto la possibilità di vivere un’esperienza costruttiva. Questa consapevolezza si trasforma in forza e determinazione e contribuisce a trasmettere energia agli ascoltatori, superando così l’iniziale tristezza.

“If You Want Me To Stay” vuole, infatti, rendere l’atmosfera decisamente meno cupa, divertendosi a mescolare funky e rock. “Col Di Lana” è più suadente e ricca di riferimenti classici e jazzistici, mentre “You Don’t Know What Love Is” rappresenta il lato più sperimentale, psichedelico e misterioso del disco. Ma il blues, con la sua oscurità dolente ed i suoi dilemmi esistenziali, torna ad essere protagonista nel brano di chiusura, “Cellule”, quasi a voler chiudere idealmente il cerchio, in maniera tale da porre l’accento sul fatto che la vita continua e se manteniamo uno spirito propositivo, potremo sicuramente affrontare altri viaggi interessanti, arricchendo la conoscenza che abbiamo di noi stessi, del mondo che ci circonda e delle persone che condividono con noi tutta o solo parte della strada.

È un disco vivo, denso di umanità e di storie, non solo perché è il frutto di registrazioni dal vivo, ma soprattutto perché riesce a trasmettere agli ascoltatori la passione e l’amore per la musica del suo autore, aldilà di quelli che possono essere i vari generi toccati o i differenti stili che Alberto si è divertito a mescolare. Nonostante la lunghezza dei brani proposti, l’album suona come una speciale e travolgente jam session. Il singolo ascoltatore riesce a respirare il calore della performance dal vivo, nonché la bellezza delle sperimentazioni più improvvise ed inattese; qualche passaggio potrebbe apparire ripetitivo, ma è naturale quando siamo dinanzi ad un’esibizione live; può succedere che sia accaduto che le emozioni provate ed il piacere del contatto diretto col proprio pubblico abbiano spinto Alberto ad intrattenersi più del dovuto. Ma nel complesso siamo dinanzi ad un disco energico e piacevole, un’opera che si lascia ascoltare più volte, senza risultare mai pesante o scontata e capace di trasmettere agli ascoltatori sia il suo lato più intimo e delicato, che quello più estroverso, strafottente ed incalzante.

By | 2018-01-11T20:49:51+00:00 gennaio 11th, 2018|MUSICA|0 Comments

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