NO CROSS NO CROWN, Corrosion Of Conformity

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NO CROSS NO CROWN, Corrosion Of Conformity

I Corrosion Of Conformity, con questo nuovo disco, “No Cross No Crown”, ritornano alla formazione storica che negli anni novanta seppe lasciare l’hardcore per spostarsi verso quelle sonorità ipnotiche, lente, sporche e rabbiose, che oggi sarebbero definite stoner metal. Quando vengono compiute operazioni di questo tipo, cioè quando vengono compiuti questi pericolosi salti nel passato, il rischio di sbagliare tutto e trasformarsi in una triste e sbiadita copia di sé stessi è dietro l’angolo. La questione fondamentale è capire se il ritrovato chitarrista vocalist Pepper Keenan ed i suoi vecchi compagni di viaggio abbiano semplicemente ingannato sé stessi oppure se, almeno per una volta, qualcuno sia riuscito a tirare un brutto scherzo al Tempo.

La band americana, dopo il breve intro strumentale, si lancia immediatamente all’attacco con un blues appiccicoso e dolente, “The Ludditude”. I Corrosion Of Conformity mettono al centro del proprio discorso sonoro il rock tipico del Sud degli Stati Uniti, il loro metal di scarto malsano e spigoloso ed una pesante versione di blues rock che non disdegna strizzate d’occhio al rock più acido e progressivo. È un viaggio attraverso gli stati del deep south, accompagnato da brani densi di riff graffianti e da brevi ed intimistici passaggi totalmente strumentali, il cui compito è accompagnare il viaggiatore solitario attraverso le affascinanti swamps della Louisiana, percorrendo fiumi e canali immersi nella vegetazione selvaggia, oppure attraverso le lande desolate, vuote, surreali ed incantevoli del profondo Texas.

Un viaggio che raggiunge il suo apice nella ballad “Nothing Left To Say”, cupa e inquietante, una canzone che tra riverberi che rammentano i Black Sabbath, ricordi dei Lynyrd Skynyrd, l’onnipresente profumo del whiskey ed un senso del tempo e dello spazio che diventa sempre più sfumato, distorto ed estraneo ai ritmi della vita quotidiana, ci conduce, attraverso un altro passaggio puramente strumentale, alla onirica e decadente “Old Disaster”, nella quale i Corrosion Of Conformity mescolano il loro blues grezzo, massiccio e tagliente con sonorità spaziali e psichedeliche. È il punto più intimo del disco, il viaggio ci ha condotto ad esplorare la nostra stessa anima, i nostri sentimenti, i nostri veri bisogni, liberandoci da tutto quello che ci inganna e ci ruba il tempo. L’isolamento, però, non può e non deve essere una condizione permanente, ma solo il mezzo per scoprire ciò che conta davvero.

La parte finale del disco, aperta dalla title track, ha il compito di riportare il gruppo e gli ascoltatori verso la luce. La nebbia via, via si dirada; è necessario incontrare altre persone, è indispensabile comunicare e tentare di costruire con gli altri ciò di cui abbiamo disperatamente bisogno. È l’unico modo per tornare ad essere vivi, è l’unico modo per potersi riprendere la propria umanità.

By | 2018-01-13T11:55:23+00:00 gennaio 13th, 2018|MUSICA|0 Comments

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