COLOSSUS, Kayleth

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COLOSSUS, Kayleth

Il nuovo album dei Kayleth, “Colossus”, contiene ed esprime tutte quelle che sono, attualmente, le caratteristiche del loro sound: una band che ama le sonorità stoner mescolate ad atmosfere, tematiche e soluzioni space e progressive rock. Se si dovesse racchiudere il sound di questo disco in una semplice definizione, quella più adatta sarebbe, senza alcun dubbio, stoner psichedelico.

I Kayleth, comunque, pur lasciandosi guidare dalla loro voglia di sperimentare e divagare tra stelle, comete e pianeti remoti, non perdono l’intensità, l’energia e la potenza proprie di una band stoner metal. Riescono, inoltre, nell’impresa di mescolare perfettamente gli elementi più vecchi del loro sound, quelli che guardano al passato ed al rock psichedelico degli anni sessanta e settanta, con rumori, effetti, synth e soluzioni elettroniche contemporanee. Il risultato finale è questo colosso, questa mastodontica creatura d’acciaio, che porta il logo della band sul petto, a cui affideremo la nostra vita e la nostra salvezza. Una fantastica avventura che ha, allo stesso tempo, sia un sapore vintage, che uno moderno.

Le scelte stilistiche dei Kayleth, perennemente in bilico tra stoner e psichedelia, se da un lato donano riff di chitarra graffianti e massici, dall’altro lato fanno sì che la voce si mantenga chiara e pulita. “Colossus” è indubbiamente caratterizzato da un alto livello di dinamismo, ma la velocità riesce a trovare un punto di equilibrio ottimale con la melodia e ciò fa sì che l’album, nonostante la sua lunghezza e la sua complessità, non risulti mai pesante, scontato o ridondante. Dopo ogni ascolto si ha la possibilità di scoprire sfaccettature che prima non avevamo colto; l’ascoltatore può, a sua volta, facendosi rapire dalla musica, compiere il proprio viaggio unico e personale a bordo di questo pesante colosso di metallo in grado di muoversi nell’immensità del cosmo.

La band italiana, originaria di Verona, offre anche passaggi più lenti e meditativi; la sperimentazione, che resta la costante del proprio lavoro, conduce i ragazzi a toccare con mano sonorità non appartenenti, originariamente, al proprio mondo, come quelle post-rock. Ma ciò che conta sono soprattutto le emozioni che la musica riesce a suscitare e le porte che essa riesce ad aprire; i Kayleth, seguendo le orme del filosofo Giordano Bruno, non stanno facendo altro che spingerci ad aprire gli occhi della mente: esistono infinite dimensioni ed in ciascuna vi sono infiniti mondi. Non possiamo e non dobbiamo chiuderci nelle nostre piccole ed affannate esistenze, credendo di essere il centro di tutto ciò che è stato creato.

By | 2018-01-14T10:31:05+00:00 gennaio 14th, 2018|MUSICA|0 Comments

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