III, Weedpecker

//III, Weedpecker

III, Weedpecker

I Weedpecker, band polacca di Varsavia, espandono il loro orizzonte stoner, caratterizzato da riff muscolari e da una intensa linea ritmica, introducendo passaggi musicali di diversa matrice, che da un lato guardano al rock più progressivo e psichedelico e dall’altro alle dinamiche e strutture dell’hard rock e dell’heavy metal. Ciò gli consente di avere una visione più ampia del loro sound; infatti, introducendo questi nuovi elementi, esso riesce ad essere, allo stesso tempo, sia più leggero, che più accattivante. In pratica i Weedpecker trasformano qualcosa di estremamente definito, prevedibile e familiare, in un miscuglio di sonorità differenti perfettamente amalgamate tra loro: le atmosfere più oniriche e spaziali si fondono a robusti e sanguigni riff di chitarra di chiara indole grunge.

Sperimentazione e melodia si muovono di pari passo e ciascuna canzone si prende tutto il tempo e tutto lo spazio di cui ha bisogno. L’aspetto principale di questo lavoro è, infatti, quello di trovare il giusto equilibrio tra le parti più delicate, suggestive ed eteree e quelle più massicce, dure e pesanti. Ogni brano è costituito, a sua volta, da diversi strati sonori che debbono essere amalgamati, per diventare così indistinguibili: è l’unico modo per creare qualcosa di imprevedibile ed interessante, che sia in grado di essere più grande della somma delle singole parti costitutive e spazzare via le nubi che rendono grigi i nostri cieli.

La bravura del quartetto polacco è proprio quella di saper introdurre ed utilizzare nuovi colori e nuove sfumature sulla nota tela dello stoner rock, senza, però, perderne l’originaria potenza espressiva e sonora. I Weedpecker riescono nell’impresa di dare vita ad un album compatto, forte ed originale, nel quale è riconoscibile l’influenza del rock cosmico pinkfloydiano, delle cavalcate elettriche hendrixiane o della ricercatezza sperimentale di band come i Motorpsycho, ma ogni singolo elemento costitutivo è stato scomposto, assorbito e riassemblato, grazie anche alla produzione di Harold Grunberg, acquisendo così una nuova forma ed una nuova energia. Il passato non è stato distrutto, ma è stato utilizzato come base per costruire un nuovo futuro.

Il primi due brani del disco, “Molecule” e “Embrace”, ne sono la testimonianza: i diversi strati sonori si fondono tra loro, arricchendosi l’un l’altro e dando vita ad un’alternanza di momenti più lenti e psichedelici e momenti più robusti ed aggressivi. La band polacca non disdegna, inoltre, l’inserimento di uno strato più distorto, ruvido e rumoroso, che raggiunge il suo apice espressivo nella complessa “Lazy Boy And The Temple Of Wonders”, l’ultimo brano dell’album, un fiume in piena di suoni contorti ed imprevedibili, ma, allo stesso tempo, anche lisergici ed insofferenti. La bellezza di “III” è proprio quella di riuscire a suscitare sensazioni diverse e contrastanti negli ascoltatori, è un disco che non stanca perché è capace di donare ad ogni ascolto nuove ed imprevedibili emozioni. 

By | 2018-01-30T15:36:32+00:00 gennaio 30th, 2018|MUSICA|0 Comments

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