ELECTRIC LOONEYLAND, Serpent Power

//ELECTRIC LOONEYLAND, Serpent Power

ELECTRIC LOONEYLAND, Serpent Power

I Serpent Power, duo formato da Ian Skelley e Paul Molloy, uniscono le sonorità splendenti della California degli anni sessanta con le ombrose divagazioni della psichedelia cosmica inglese per creare delle ballate pop-folk, acide e spigolose. Nonostante sia trascorso parecchio tempo questi suoni strani, visionari ed imprevedibili continuano a divertire musicisti ed ascoltatori: le voci sono filtrate, la chitarra e la tastiera giocano a rincorrersi e sovrapporsi, dando vita a delle canzoni che sono, allo stesso tempo, solari, ma anche profondamente estranianti.

“Jekyll And Hyde” ne è un esempio, è un’allegra marcetta pop, ma è anche una canzone sinistra e disincantata. Il bene ed il male non sono che le facce della stessa medaglia: si combattono, ma hanno bisogno l’uno dell’altro. I Serpent Power sono ironici e visionari: hanno visto il coniglio bianco fuggire tra l’erba alta ed hanno deciso di seguirlo. La loro musica è dolce e spietata, perché ha il compito di accompagnarci in un viaggio attraverso il nostro stesso inconscio, attraverso le luci e le ombre che vivono dentro di noi. Ed ecco all’ora che “Electric Looneyland” riempie questa odissea spirituale e musicale di creature straordinarie e terribili demoni; ma essi non sono altro che lo specchio ed il prodotto delle nostre paure, dei nostri dolori, delle nostre delusioni, dei nostri propositi futuri e delle nostre esperienze passate.

I Serpent Power riescono ad intrecciare le loro dolci melodie sixty con rumori ed atmosfere inquietanti, è come se, all’improvviso, il corvo di Poe facesse la sua entrata in scena durante un folle party estivo sotto il sole cocente della California. Il duo inglese ci conduce serenamente per mano; apre le porte delle nostre percezioni, senza farcene rendere conto, in maniera tale da non spaventarci ed evitare così che ci venga la tentazione di tirarci indietro e fuggire via, per mostrarci tutto ciò che si nasconde dietro il velo delle apparenze, dei luoghi comuni, delle futilità con cui, spesso, cerchiamo di riempire le nostre esistenze per coprire ben altre mancanze. Eccoli i mostri che vivono in quell’universo che abbiamo dentro.

“In The Witching Hour”, l’ora delle streghe, non è altro che un modo per sbeffeggiare i benpensanti, coloro che pretendono di giudicare gli altri solo in base alle apparenze, preferendo vivere in una società basata sull’artificio e sul vano, sull’ingannevole e sul falso. Il vero male non sono le streghe, esse rappresentano questa patalogia moderna che ci spinge a indossare continuamente delle maschere e rifiutare tutto ciò che è vero, trasparente e reale. I Sepent Power ci spingono, con le loro suadenti melodie, con i passaggi vintage del Farfisa, con i continui richiami all’epoca d’oro del folk psichedelico, a ritrovare quella spontaneità e quella genuinità che oggi sembrano essere una macchia, più che un merito.

Disse il corvo: “mai più”.    

By | 2018-02-05T17:44:17+00:00 febbraio 5th, 2018|MUSICA|0 Comments

About the Author:

Leave A Comment