ERE, Storm{o}

//ERE, Storm{o}

ERE, Storm{o}

“Ere”, il secondo album degli Storm{o}, è ruvido e potente, incentrato su sonorità hardcore viscerali che danno vita ad un vortice tumultuoso, capace di risucchiare qualsiasi cosa, anche le parole. Rispetto al primo disco il disincanto è forte; la malinconia si è trasformata in pura ed atroce sofferenza; il Tempo si è rivelato essere uno spietato nemico e fantasmi inquietanti, prodotti dal nostro stesso inconscio, agitano i nostri sogni.

Il mondo sembra essere sul punto di crollare da un momento all’altro; il buio è diventato così pesante, che ci toglie il respiro ed è possibile toccarlo; il peso dello sconforto è talmente intollerabile, che l’unica cosa che possiamo fare è abbandonarci tra le braccia del vivido ricordo di colui o colei che, alla fine, ci ucciderà. Ma partiamo dall’inizio, dalla nevrotica “Taxidermia”, che proietta, immediatamente, un’ombra oscura, una dirompente batteria ed una rabbiosa chitarra su ciò che resta delle nostre esistenze.

Una spirale di negatività ci avvolge completamente e rende impossibile riempire quel vuoto che ci tormenta, rendendo vano il tentativo di recuperare, almeno in parte, ciò che abbiamo smarrito. Le nostre stesse parole finiscono per perdere il proprio senso ed il proprio significato, mescolandosi al rumore ed alle distorsioni che ci circondano. La musica le fagocita, le trasforma, le rende indistinguibili. Esse si mescolano alle ritmiche hardcore, alle sfumature noise e metal, alle tinte dark dell’album. Intanto la nostra mente, impegnata a rivivere il passato, crea quei fantasmi mostruosi che infestano le nostre notti; dovrebbero avere la faccia delle persone che, nel bene e nel male, hanno fatto parte della nostra vita; invece, la loro faccia è la nostra faccia – o almeno lo era – e ci rammenta quello che abbiamo perduto lungo il cammino.

Il Tempo prende vita e si incarna in una creatura malevola; è un nemico comune che, in un certo senso, spinge le persone a cercarsi, a unirsi, a superare le diversità, ad apprezzare la presenza fisica l’uno dell’altro. “Mantra” ha un inizio evocativo, epico e progressive allo stesso tempo, per poi accelerare improvvisamente e invitarci a non sprecare le nostre brevi esistenze. È vero le stagioni ci distruggeranno e se non lo faranno loro, allora saranno i dolori, gli affanni o le delusioni accumulate a farlo. Siamo tutti nudi dinanzi alle nostre paure e non avremo scampo, ma almeno possiamo usare nel modo migliore il tempo che abbiamo a disposizione. Perché ostinarsi a rimanere lontani?

Eccolo lo spiraglio di luce con cui gli Storm{o} diradano il sudario di oscurità che avvolge le nostre piccole ed insignificanti esistenze.

La band veneta rimette, così facendo, la libertà dell’Uomo al centro del disco. Rivendica il diritto degli esseri umani a gestire la propria esistenza ed essere gli unici responsabili delle proprie scelte. Non è una semplice ricerca di piaceri o di svaghi materiali, ma è qualcosa di più profondo e significativo; si tratta della rivendicazione della nostra dignità su quella che è l’azione logorante del Tempo; si tratta di un invito ad intessere legami, a coltivare i propri affetti, a non disperdere le proprie energie per conquiste effimere che ci rendono schiavi, ma ad utilizzarle per vivere senza paura.

Senza paura di perdere ciò che possediamo o pensiamo di possedere, senza paura dei nostri stessi ricordi, senza paura della vita che scorre inesorabile, senza paura di avere delle delusioni e di soffrire per esse.  

By | 2018-02-07T07:19:37+00:00 febbraio 7th, 2018|MUSICA|0 Comments

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