CRONACHE CARSICHE, Unoauno

//CRONACHE CARSICHE, Unoauno

CRONACHE CARSICHE, Unoauno

“Cronache Carsiche” è un disco minimale, caratterizzato da sonorità noise ed una voce narrante incisiva che colora le parole, le evidenzia, le sussurra, mescolandole alla pulsazioni elettriche del basso ed alle ritmiche decise della batteria. Il risultato è un suono fascinoso e decadente, in grado di plasmare continuamente la materia e di mettere in musica l’infinito ciclo di dissoluzione e costruzione, di fine ed inizio, di morte e di vita, che pervade il mondo ed ogni creatura vivente. Si tratta di qualcosa che avviene nel silenzio e nell’indifferenza, ma che è in grado di sconvolgere le forme ed alterare i contenuti, le atmosfere, i paesaggi.

Non si tratta solo di un’attività chimica o di un processo fisico, ma ha anche una dimensione più intima e spirituale. C’è una forza che ci spinge a cercarci ed incontrarci, a superare gli aspetti materiali delle nostre piccole esistenze e a provare a colmare quegli enormi spazi vuoti che non si limitano solo a separare le singole persone, ma che fanno sentire il loro effetto negativo ed distruttivo anche dentro di noi (“Clausura”).   

Il post-punk degli Unoauno ha la sua spina dorsale nella poetica di band come i CCCP, i Massimo Volume o gli Offlaga Disco Pax, è un incitamento a mettersi in gioco, a vincere le paure che abbiamo contribuito noi stessi a costruire, anche se ciò può significare continuare a sbattere, invano, contro quel muro di cemento che è il nostro presente (“Dei”). La band – milanese d’adozione, ma per 2/3 d’origine romagnola e per 1/3 pugliese – carica i propri brani di pathos emotivo e di aspettative: la musica è intesa non come un semplice svago o un momento d’evasione, ma è lo strumento con cui sensibilizzare le persone a superare il caos ed il disordine che caratterizzano le loro vite (“Restare Vivi”). Gli Unoauno sentono il peso di tutti i momenti inutili e sprecati che riempiono, sempre più frequentemente, le nostre giornate. È necessario uscire dalla monotonia, riprendersi i propri spazi ed il controllo delle proprie vite. Siamo piegati, in balia di una tempesta; il primo passo, per uscirne fuori, è rendersene conto ed accettarlo (“Carsica”).

Papé Satan è il male che sfrutta le nostre debolezze e le nostre dolorose perdite. Queste parole, pronunciate con decisione, hanno il sapore di una ribellione contro quel demone maligno che divora la nostra volontà e che noi stessi abbiamo generato, accudito ed accresciuto in questi anni, giorno dopo giorno. La perdita crea dolore, il dolore crea rabbia, la rabbia è il male che ci rende schiavi, immobili ed impotenti. “Aleppo” è un quadro a tinte fosche della attuale dimensione umana, ma è anche un rito di purificazione ed espiazione, una preghiera a “quel savio gentil, che tutto seppe”, rappresentazione della nostra coscienza, del bene e della verità che esistono silenziosi dentro ciascuno di noi; nelle grotte sotterranee del nostro inconscio in cui il processo di dissoluzione carsica ha creato, dove prima c’era il vuoto, lo stupefacente spettacolo delle stalattiti e delle stalagmiti; è la forza di semplici, insignificanti e minuscole gocce d’acqua, una forza imperterrita che agisce nell’indifferenza e non si cura affatto di quello che avviene attorno a noi.   

By | 2018-02-10T10:50:41+00:00 febbraio 9th, 2018|MUSICA|0 Comments

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