VOLUME 8, Bardo Pond

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VOLUME 8, Bardo Pond

I Bardo Pond pubblicano l’ottavo volume delle registrazioni sperimentali iniziate nel 2000. Si tratta di un percorso lisergico e trascendentale – più vicino alla libertà di una jam, che ai limiti e ai confini di un vero e proprio album in studio – verso uno stato di quiete, armonia e serenità interiori, caratterizzato da sonorità cosmiche e psichedeliche. “Kailash” è il punto d’incontro tra l’antico ed il moderno, tra gli elementi più classici e quelli più innovativi del loro sound, con il flauto che si fonde allo stoner rock, mentre la successiva “Flayed Wish” è una ballata psichedelica delicata ed inquietante.

Qualcosa di oscuro e poco rassicurante si nasconde tra le pieghe della canzone; non si è mai completamente al sicuro, la pace è una dimensione da mantenere e ciò richiede impegno e fatica. Sulle stesse linee melodiche di matrice acida e psichedelica procede anche il brano seguente, “Power Children”, mentre con la breve “Cud” ritorna l’elemento più graffiante, spigoloso e blueseggiante.

L’apice del disco è il finale, affidato alla suite noise “And I Will”, nella quale distorsioni, riverberi e rumori diventano un tutt’uno con la voce suadente di Isobel Sollenberger. Noise psichedelico che tocca il nostro spirito, dando forma reale alle nostre paure. Terapia musicale il cui scopo è quello della purificazione e della liberazione dalle ansie, anche attraverso vere e proprie visioni oniriche.

“And I Will” dà corpo alle nostre suggestioni, ai nostra inconfessati timori, ai nostri rimorsi e, in generale, a tutto ciò che non ci permette di condurre una vita pacifica, equilibrata e serena. Lo stoner della band americana ci conduce in profondità, in quello stato intermedio tra la fine e la rinascita, nel quale la nostra coscienza non è connessa alla materia e agli affanni quotidiani e può, di conseguenza, liberarsi, una volta per tutte, dagli elementi negativi e maligni precedentemente evocati e richiamati in superficie.

È evidente l’influenza delle filosofie orientali, in particolare del “bardo” tibetano, sulla musica dei Bardo Pond, che non ha solo un aspetto puramente ludico, ma che assume soprattutto uno scopo salvifico. Si tratta, però, di qualcosa di intimo; un viaggio nel proprio cosmo interiore che ciascuno di noi compie in maniera diversa. È un’esperienza che trascende sia il dove, che il quando, non può essere quantificata in base alle risorse spazio-temporali necessarie a compierla e le disgressioni stoner sperimentali dei Bardo Pond sono soltanto lo strumento per favorirla e renderla fruibile a chiunque.   

By | 2018-02-12T08:45:34+00:00 febbraio 12th, 2018|MUSICA|0 Comments

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