IL LUNGO ADDIO, Dollaro d’Onore

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IL LUNGO ADDIO, Dollaro d’Onore

“Once upon a time in the West”, era il lontano 1968 quando Sergio Leone seppe magistralmente imprimere su pellicola la storia di un pezzo di terra e di un’unica fonte d’acqua; del progresso incombente, rappresentato dalla ferrovia e dalle sue locomotive a vapore, disposto, pur di affermarsi e dettare il suo potere sulle persone, a compiere e giustificare gli atti e le violenze più feroci ed efferate. Le immagini di Sergio Leone trovarono nella musica ideata da Ennio Morricone un accompagnamento sonoro perfetto: fu l’inizio di un’epoca. Per tutto il decennio successivo l’Italia avrebbe visto nascere colonne sonore grandiose e band all’avanguardia, che avrebbero fatto del rock progressivo il proprio caratteristico marchio di fabbrica. Ancora oggi la musica prog italiana degli anni settanta è considerata, nel mondo, un vero e proprio filone culturale ed artistico, in grado di influenzare i giovani musicisti ed appassionare i semplici ascoltatori.

I Dollaro d’Onore, band toscana, che già nella scelta del nome tributano un omaggio al genere western, pubblicano il loro album di debutto, “Il Lungo Addio”, ricco di sonorità epiche, suggestive e malinconiche che guardano al lontano west, alle avventure di pistoleri solitari, alle cittadine di frontiera con i loro immancabili saloon, ai tramonti infuocati, ai duelli, alle sconfinate praterie ed ai cocenti deserti, nei quali il pericolo e la morte sono costantemente dietro l’angolo.

Musicalmente i ragazzi di Quarrata guardano ai grandi creatori di colonne sonore per gli ormai tanto celebrati “spaghetti-western”; autori come Bacalov o il già citato Morricone, ma si rifanno anche a quelle che sono le sonorità rock psichedeliche tipiche dei anni settanta, a band storiche come i Pink Floyd, gli Yes o i Genesis di Peter Gabriel. La loro musica è, però, attualizzata: non disdegnando l’utilizzo delle odierne “macchine” elettroniche. Inoltre, quando si affrontano tematiche di questo genere è impossibile non citare anche i Calibro 35 che possono essere considerati gli iniziatori di questo percorso di riscoperta, valorizzazione e trasformazione del prog italiano, ma mentre la band milanese, recentemente e soprattutto nell’ultimo lavoro “Decade”, tende più a muoversi in territori funk e jazzistici, la band toscana predilige mantenersi in un ambito più progressive rock, lasciandosi ispirare dagli sconfinati panorami del lontano West. Un album che miscela la tradizione musicale e cinematografica italiana con i grandi spazi, gli orizzonti, gli uomini e le storie del nuovo mondo.

Un disco così, che alterna sei brani originali e quattro cover, che guarda tanto ai film western di Tarantino, quanto a un mito come il compianto Bud Spencer, non può passare inosservato agli amanti del genere ed inoltre offre anche la possibilità di creare nuovi accoliti. Per la natura stessa del progetto, non possono esserci innovazioni stilistiche o tecniche dirompenti e tutto ha, ovviamente, il sapore ed il profumo della tradizione, ma è indubbio che si tratti di un disco piacevole, capace di offrire momenti di svago ai propri ascoltatori.      

By | 2018-02-16T11:14:20+00:00 febbraio 15th, 2018|NewBoots&Contracts|0 Comments

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