ZENITH, Indianizer

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ZENITH, Indianizer

Il secondo album degli Indianizer, “Zenith”, nasce inizialmente come una lunga jam session strumentale, alla quale, solo successivamente, sono state aggiunte le linee vocali. Dal magma incandescente delle sperimentazioni grezze e selvagge vengono generati otto nuovi brani che, oltre a donare omogeneità e compattezza all’album, sono ricchi di spunti e sonorità acide e psichedeliche.

È evidente il tentativo di creare musica che non sia racchiusa entro limiti e confini spaziali e temporali ben definiti, ma che, invece, possa essere perennemente ed ossessivamente rivolta al raggiungimento di questo immaginario e trascendentale traguardo. Lo zenith non è solo un semplice riferimento astrale, ma rappresenta una spinta esistenziale a non restare intrappolati nei soliti schemi precostituiti, ma a utilizzare tutte le nostre risorse e le nostre energie per purificarsi dalle contaminazioni materiali moderne e liberarsi da tutti quei conflitti interiori che non ci consentono di riappropriarci in pieno del controllo della nostra esistenza; solo in questo modo possiamo raggiungere lo zenit, altrimenti esso resterà per sempre come un punto indefinito al di sopra delle nostre piccole teste.

Questa volontà di evasione e di ricerca si riflette, di conseguenza, sulla musica; essa assume la forma di un viaggio forsennato attraverso lande desolate, mentre forze positive e negative, dubbi e certezze, lottano strenuamente dentro e fuori di noi. Rispetto al disco precedente, “Neon Hawaii”, vi è meno luminosità, questo disco è più combattuto; da un lato c’è sempre il Sole, col suo influsso benefico, ma si avverte, in maniera più intensa rispetto al passato, il pericolo di smarrirsi per sempre e rendere vana la nostra ricerca. Si respira ancora il desiderio di raggiungere e scoprire luoghi remoti ed incontaminati della nostra anima, ma non è detto che ciò possa accadere davvero; è un’operazione rischiosa e potremmo anche perdere ciò che abbiamo e ritrovarci completamente soli. 

Da un punto di vista musicale la band torinese guarda alla psichedelia, al rock progressivo ed al folk più sperimentale. Le parole diventano un tutt’uno con i suoni, si trasformano in un vero e proprio strumento aggiuntivo, viene esaltata la loro musicalità intrinseca più che il loro specifico contenuto. La finalità degli Indianizer è quella di dare la maggiore ampiezza possibile alle nostre percezioni ed alle nostre emozioni e permetterci, quindi, di rompere tutte quelle sovrastrutture complesse che ci tengono imprigionati nella nostra prevedibilità quotidiana. Ben vengano, allora, queste parole completamente inventate, l’utilizzo dell’inglese e dello spagnolo, i tanti vocalizzi mescolati alla musica, i suoni sintetici, gli echi ed i riverberi, i frequenti richiami alle sonorità cosmiche ed oniriche degli anni sessanta, se l’obbiettivo è quello di permettere al nostro spirito, attraverso queste canzoni, di sollevarsi e poter, finalmente, toccare il punto più alto del proprio orizzonte sensibile, il suo zenith catartico.   

 

By | 2018-02-19T22:01:55+00:00 febbraio 19th, 2018|MUSICA|0 Comments

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