100000 KM DI VENE, Egon

///100000 KM DI VENE, Egon

100000 KM DI VENE, Egon

Gli Egon mettono al centro del loro secondo album l’essere umano: c’è qualcosa che va aldilà della materia, che guarda oltre la carne e le ossa, che oltrepassa i singoli processi biochimici che sono alla base della nostra esistenza in questo universo. L’uomo, sin dall’antichità, ha sempre sentito il bisogno di guardare al cielo e di costruire il proprio legame con l’infinito. C’è una forza misteriosa che prescinde dagli atomi e dalle molecole e pervade il cosmo nella sua interezza. Gli stessi eroi omerici non facevano altro che cercare di toccare questo legame, sia in sé stessi, che nel mondo circostante: era l’unico modo possibile per trascendere la materia e sentire l’eternità.

L’uomo moderno ha, in parte, smarrito questa capacità, perché è troppo preso dai suoi affanni quotidiani, è immobilizzato dalla paura di perdere ciò che egli crede, erroneamente, di possedere. I suoi passi si sono fatti più pesanti e più insicuri. Non cerca più di compiere atti eroici, ma si accontenta di tutto ciò che è ordinario e banale, mentre attorno a lui l’oscurità si fa sempre più opprimente e fagocita ogni cosa, impedendogli persino di ragionare con lucidità ed equilibrio.

La new wave degli Egon, nella sua variante più tetra, malinconica e per certi versi minacciosa, non fa altro che dare voce all’inquietudine di coloro che sentono il bisogno di tornare a volgere il proprio sguardo verso il cielo. C’è speranza, ma, allo stesso tempo, queste persone sono intimorite dalle leggi omologanti e conservatrici che regolano la nostra società.

Il disco è aperto dalle ritmiche dark di “I Am Alive”, un velo di tristezza e malinconia proveniente dal passato avvolge le nostre piccole ed insignificanti esistenze. Quando tutto sembra destinato a sfumare per sempre, un intenso e vivace richiamo alle sonorità new wave italiane degli anni novanta (“Invisibile”) dirada le nubi e permette a qualche timido raggio di sole di penetrare attraverso l’aria gelida che ci circonda e ci condiziona. Gli Egon alternano inglese ed italiano; alternano passaggi più grezzi, elettrici e veloci ad atmosfere più melodiche, meditative e suadenti. Tutto ciò contribuisce a rendere questo disco vivo ed interessante senza mai stancare o appesantire l’ascoltatore, nonostante l’obbiettivo finale sia piuttosto impegnativo e cioè quello di scalfire la corazza che abbiamo costruito attorno ai nostri stessi sentimenti.

Il finale è affidato nuovamente al brano iniziale, “I Am Alive”; esso rappresenta l’ideale chiusura del cerchio: l’inizio e la fine che si rincorrono nel moto eterno delle stagioni. Vita e morte sono intrecciate perennemente tra loro, ogni cosa si trasforma ed anche questa, apparentemente, insignificante ed effimera canzone è in grado di farlo: la distanza, la paura e la diffidenza iniziali si trasformano in calore e permettono di vincere l’oscurità che dominava le nostre anime. Anime che, come scriveva Leopardi, possono essere paragonate a dei recipienti capaci di contenere l’infinito; ciò è la prova concreta del fatto che la nostra essenza non può e non deve limitarsi ad una visione del mondo superficiale ed effimera. Abbiamo il dovere di guardare oltre, proprio come facevano gli eroi omerici.

By | 2018-03-13T17:41:20+00:00 marzo 13th, 2018|NewBoots&Contracts|0 Comments

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