TOMORROW’S GIFT, Virginia Wing

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TOMORROW’S GIFT, Virginia Wing

“Tomorrow’s Gift” è un interessante e complesso viaggio sperimentale; un percorso riflessivo e suadente che ama mescolare sonorità ed elementi provenienti da mondi differenti tra loro: la musica elettronica, le melodie pop, le divagazioni e le atmosfere più oniriche e psichedeliche. Tutto ciò da origine ad un album eterogeneo e emozionante, che, nonostante gli innumerevoli stili presenti, riesce a mantenersi compatto ed avvolgere, con il suo calore e la sua passione, gli ascoltatori.

Il disco è aperto dalla suite “Birch Polygon”, un brano di ampio respiro, caratterizzato dalla coesistenza di varie sfaccettature, ottimo esempio delle capacità umane ed artistiche dei quattro musicisti coinvolti in questo questo lavoro. Le loro diverse esperienze e le loro personalità si fondono, riuscendo in questo modo ad amplificare la forza dei singoli contributi.

Nel disco i diversi strati sonori, da quelli più jazzistici a quelli più elettronici, riescono ad emergere senza forzature donando all’album una grande armonia. La musica guarda al futuro, cerca di spingere gli ascoltatori a vagare con la propria fantasia e la propria immaginazione verso mondi diversi da quello attuale; mondi che possano essere più liberi, nei quali le persone non sono intrappolate nei soliti stereotipi e nei soliti luoghi comuni; mondi che non siano così piatti e grigi, ma che consentano alle persone di operare serenamente le proprie scelte.

“Tomorrow’s Gift” non è un disco ordinario; per certi versi esso può persino apparire un disco pretenzioso. Ma è un chiaro ed esplicito invito ad uscire fuori dagli schemi precostituiti, spesso imposti dall’alto, senza aver paura di mettersi in gioco e sbagliare. L’album appare, infatti, come una lunga jam session sperimentale, a cavallo tra jazz ed elettronica, con continui e frequenti richiami alla musica etnica, al pop, allo spoken word, ai passaggi più acidi e lisergici. Un lavoro astratto, ma allo stesso tempo con i piedi ben piantati negli affanni e nelle brutture del nostro presente; un lavoro che si basa sulla condivisione di passioni ed esperienze diverse e che cerca di coinvolgere gli ascoltatori. È un rischio, ma rischiare è vivere, altrimenti ogni nostra attività, compresa la stessa musica, si ridurrebbe semplicemente ad un banale processo ripetitivo, sterile e meccanico. Ed allora, a pensarci bene, non è meglio rischiare?  

By | 2018-03-21T18:24:43+00:00 marzo 21st, 2018|MUSICA|0 Comments

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