BENTHOS, Aboleth

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BENTHOS, Aboleth

Briggite Roka e gli Aboleth si muovono a proprio agio tra sonorità blues e metalliche, cariche di elettricità e tensione emotiva, grazie anche al suono prodotto dal baguitar di Collyn McCoy, una sorta di ibrido tra una chitarra ed un basso. “Benthos” è un album sporco e vissuto, che fonde whiskey e cieli grigi, i panorami urbani della nostra epoca con uno stile heavy metal che non può far a meno di ricordare i giganti del passato, soprattutto i Led Zeppelin ed i Black Sabbath, ma si tratta di un passato che non ingombra, che non limita lo spazio espressivo della band americana, ma si limita a dare quel tocco vintage all’album, che non guasta affatto.

Gli Aboleth prediligono strutture semplici e ritmi pesanti, amano creare atmosfere ipnotiche e sognanti, mescolando il blues e l’heavy metal con elementi di matrice doom e stoner. Un’ottima idea è stata quella di affidare la produzione di questo lavoro a Ulrich Wild che, in passato, ha prodotto band come Pantera, Deftones e White Zombie e che è riuscito a dare intensità e potenza al suono, creando anche passaggi particolarmente vibranti ed evocativi nei quali la voce calda di Brigitte ha dato il meglio di sé.

“Benthos” merita di essere ascoltato più volte, compatto e coeso, anche dal punto di vista testuale, nel quale è evidente l’amore per i suoni desertici, per il blues degli incroci polverosi fuori mano, per il metallo più energico e grintoso.  Tutto ciò gli dona un aspetto maledetto e stregato, “Sharktown Blues” sembra venire direttamente da un lontano passato fatto di poveri diavoli alla ricerca della felicità e diavoli, in carne ed ossa, bramosi soltanto di succhiarti l’anima e renderti loro schiavo.

In questo album i vari elementi e le varie sonorità riescono a mescolarsi nel modo giusto, a dare coesione ed armonia al lavoro, a renderlo qualcosa che non stanca gli ascoltatori, anzi li diverte e li spinge ad evadere e visitare territori inesplorati, nei quali la voce roca di Brigitte si trasforma in una preziosa e sapiente guida per vincere i mostri e le paure che desiderano ostacolare ed impedire il nostro liberatorio cammino. Le ultime parole desideriamo spenderle per la fine di quest’album, per “Devil” e “Wytches”, due canzoni fenomali: una ballata struggente che porta il nome del diavolo ed un epilogo duro ed esplosivo nel quale gli Aboleth ci mostrano nuovamente tutta la loro rabbia e la loro passione.

By | 2018-06-13T09:37:45+00:00 giugno 13th, 2018|MUSICA|0 Comments

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