V, Wooden Shjips

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V, Wooden Shjips

Il nuovo album dei Wooden Shjips, “V”, continua a percorrere la strada delle sonorità psichedeliche più armoniose e rilassate. È un disco estivo e solare in superficie, ma allo stesso tempo c’è qualcosa di inquietante, oscuro e malvagio che si muove in profondità. Lo spirito stesso degli anni ’60, i suoi grandi ideali di eguaglianza, le battaglie sociali, sono diventate solo una moda; pura forma senza più alcun contenuto. Quegli ideali, oggi, appaiono del tutto impotenti dinanzi alle scelte operate dall’amministrazione trumpiana oppure di fronte al disprezzo con cui la società moderna guarda a tematiche come l’inclusione, le disparità sociali o l’ecologia.  La copertina stessa del disco, con quei suoi colori accesi e vivaci e con quella V – che richiama sia il fatto che ci troviamo dinanzi al quinto album della band americana, che il pacifismo – esprime, di conseguenza, una certa malinconia e frustrazione per qualcosa che doveva e poteva accadere, ma che, invece, non è accaduto.

Per certi versi queste canzoni, nella loro freschezza e nella loro ingenuità, potrebbero diventare la colonna sonora ideale per un mondo che sta andando, inconsapevolmente e colpevolmente, tranquillo e rilassato, verso la sua apocalisse finale. In fondo, come è noto, il disco è stato suonato e registrato a Portland, mentre la città era immersa nel fumo denso e malsano provocato dagli incendi boschivi che stavano sconvolgendo il nord-ovest degli Stati Uniti la scorsa estate. I Wooden Shjips continuavano a comporre e provare canzoni psych-rock, a guardare all’estate, al sole cocente, al clima benevolo ed alla genuinità degli anni sessanta e dei loro idoli di riferimento, mentre attorno a loro il mondo stava, letteralmente, bruciando.

La band resta ancorata ad un suono affidabile, piuttosto che perdersi nelle spirali della sperimentazione forzata ed ostinata; pur senza inventare nulla di nuovo, riesce a creare un album semplice e diretto, ma allo stesso tempo compatto, capace sia di divertire l’ascoltatore, che di suscitare in lui una certa dose di inquietudine per le proprie sorti e quelle del pianeta che ci ospita.      

 

By | 2018-06-15T12:53:38+00:00 giugno 15th, 2018|MUSICA|0 Comments

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